Resta un mistero la morte per avvelenamento da ricina di madre e figlia durante la cena della vigilia di Natale. L’unica certezza è che Sara Di Vita e la madre Antonella Di Ielsi sono morte avvelenate. Ma chi sia stato a farlo non è chiaro. Agli indagati, la scorsa settimana, si è aggiunta anche un’amica di famiglia. La donna, infatti, sarebbe stata a conoscenza dei problemi esistenti in famiglia. Ma di fronte alle domande dei poliziotti avrebbe continuato a negare, tanto da far scattare la denuncia per aver ostacolato le indagini. I pm seguono diverse piste e hanno deciso anche di affidarsi a super-esperti per provare a risolvere il caso.
In arrivo dalla Germania – riporta Il Corriere della Sera – due tra le massime autorità in materia di avvelenamenti ma non solo. Si tratta di autorità in termini di bioterrorismo. Il loro obiettivo è quello di analizzare, attraverso gli strumenti più avanzati, tutti gli elementi già investigati. Per questo è in programma anche un sopralluogo nella casa, a Pietracalla.
Nuove analisi che “potrebbero fornire indicazioni circa l’impiego della ricina e le modalità di produzione“. Un aspetto chiave, tutto ruota attorno al fatto che la sostanza letale sia stata sintetizzata in modo artigianale in Molise oppure prodotta in laboratorio. Ma c’è anche da verificare “la presenza di anticorpi nelle persone di Gianni Di Vita e della figlia Alice”, fatto che accerterebbe l’assunzione del veleno
anche da parte loro. Altro punto importante per cercare di risolvere il giallo. La Procura ha già sentito oltre 100 testimoni ma troppe cose ancora non tornano.

