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Caro Draghi, è ora di passare alle azioni

Caro Draghi, è ora di passare alle azioni
Srinivasan

Di Nikhil Srinivasan*

Il prodotto interno lordo dell’Eurozona sta crescendo in maniera moderata. Tuttavia questa buona notizia nasconde una seria malattia economica: l’inflazione è scesa ben al di sotto dell’1%. Molti analisti sostengono che, a meno che la Banca centrale Europea agisca in maniera decisa, il blocco monetario potrebbe cadere nella deflazione. In molte economie dell’Europa meridionale abbiamo già assistito alla caduta nell’indice dei prezzi al consumo. Ciò potrebbe rappresentare un aiuto per i Paesi in questione, rendendo i loro esportatori più competitivi rispetto ai competitors stranieri. Ma porta con sé anche il rischio che i consumatori e le aziende ritardino i loro acquisti in previsione di un ulteriore calo dei prezzi. Una volta iniziata, è difficile fermare questa spirale deflazionistica; i suoi effetti disastrosi sono ben visibili in Giappone, che sta soffrendo da vent’anni, da quando è stato permesso alla deflazione di prendere piede.

Tuttavia i tassi d’interesse nell’Eurozona sono già vicini allo zero. Gli acquisti da parte delle banche centrali del debito pubblico (una politica favorita dalla Federal Reserve statunitense e dalla Bank of England) sono talmente controversi da essere, in pratica, fuori discussione. La deprimente conclusione lascia intendere che ci sia poco che la BCE può fare. Ma un tale disfattismo è prematuro. La BCE dovrebbe iniziare ad acquistare partecipazioni azionarie nel mercato secondario: sarebbe un forte rimedio per il malessere economico dell’Eurozona. È in linea con il mandato legale della banca e, a differenza dell’acquisto del debito pubblico, non è stato oggetto di critiche debilitanti da parte dei leader politici dell’Eurozona.

A prima vista tutto questo potrebbe sembrare discutibile, ma è un approccio che possiede molti pregi: è il modo più efficace per ridurre il costo del capitale delle aziende e risolleverebbe anche i mercati. Durante la crisi del credito sovrano la BCE ha acquistato titoli di stato italiani per un valore di circa 80 miliardi di euro, per calmare il nervosismo del mercato. Investire la stessa somma di denaro nelle partecipazioni italiane potrebbe avere degli effetti incredibili.

Un’azione di questo tipo aiuterebbe risparmiatori privati, fondi pensionistici, compagnie assicurative e tutti quelli che possiedono quote azionarie. Più importanti sono, tuttavia, gli effetti sull’economia reale, i quali avrebbero un ampio riscontro: per le aziende sarebbe più facile aumentare il capitale e intraprendere più facilmente dei progetti di investimento volti ad ampliare l’attività e aumentare le assunzioni.

Inoltre, poiché anche le banche detengono partecipazioni azionarie, i loro bilanci ne uscirebbero rafforzati. Se la BCE insiste in ulteriori ricapitalizzazioni, rivalutazioni al rialzo delle azioni consentirebbero di effettuarle a condizioni più attraenti. Ciò porrebbe le banche in una posizione migliore per aumentare i prestiti. Il rafforzamento della base di partecipazioni del settore finanziario porterebbe la cura là dove si trova la malattia.
 Sarebbe una mossa senza precedenti per la BCE, che si troverebbe però in buona compagnia. Ci sono precedenti da parte di istituzioni parimenti credibili. L’Autorità Monetaria di Hong Kong ha agito in modo simile durante la crisi asiatica del 1998, e ne ha tratto profitto. Più del 10% delle riserve della Banca Centrale svizzera sono costituite da partecipazioni. In generale, un quarto di tutte le banche centrali detiene azioni. L’importo che la BCE dovrà spendere per ottenere un impatto positivo sarà una frazione di ciò che può comportare un’operazione di acquisto obbligazionario, data la relativa ristrettezza dei mercati azionari.

Indubbiamente, c’è il rischio che la BCE incorra in perdite nei suoi investimenti azionari. Ma lo stesso vale per l’azione da banca centrale che comporti l’acquisto di obbligazioni da governi che non riescono a venderle facilmente ad altri acquirenti. Agendo ora, inoltre, la BCE darebbe slancio a ciò che sta già accadendo nei mercati finanziari. Lo scorso anno le azioni europee sono fortemente cresciute. È probabile che questo trend continui, soprattutto in posti come la Grecia in cui la crisi del credito sovrano è stata più severa ma dove vi sono ora segni visibili di una ripresa economica. Acquistare in un mercato in crescita darebbe rapidamente alla BCE un cuscino contro future cadute.

I critici potrebbero argomentare che l’acquisto di azioni non porterà benefici alle PMI, poche delle quali sono quotate sui pubblici mercati. Ma gli effetti indiretti di questo programma si ripercuoteranno positivamente su tutti. Molte piccole società forniscono società più grandi. Hanno molto da guadagnare se banche più forti riprendono ad erogare credito alle imprese. Noi crediamo che l’acquisto di partecipazioni azionarie da parte della BCE sia il modo più efficace di combattere il rischio di deflazione nell’Eurozona. Forse è tempo che la BCE provi qualche medicina nuova.

*Chief investment officer delle Assicurazioni Generali. Intervento pubblicato sul Financial Times