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Cronache

di Don Vinicio Albanesi*

Si parla molto in questi giorni di “affidamento ai servizi sociali”, in alternativa agli arresti domiciliari, strumento riservato a chi ha commesso reati.

In realtà, qualche tempo addietro, i giudici di sorveglianza esigevano un contratto di lavoro per gli affidati. Con il tempo la norma si è affievolita e oggi basta garantire la permanenza in un centro, a carattere sociale, senza scopo di lucro, con la promessa di un impiego congruo che permetta una qualche utilità e – pura speranza – un percorso di pentimento.

Per la verità i carabinieri e la polizia sorvegliano che le norme dettate dal giudice siano rispettate e lo fanno anche a sorpresa all’alba o in tarda notte. Il rischio è alto, perché se non trovano l’interessato lo cercano e l’accompagnano in carcere.

Le richieste vengono da avvocati che difendono persone disperate: tossicodipendenze, piccoli furti, favoreggiamento della prostituzione, truffe; l’importante che la pena o il residuo di pena non sia superiore ai tre anni.

L’opinione pubblica, come sempre, si interessa agli istituti riabilitativi quando sono coinvolti personaggi di rilievo; altrimenti la protesta contro i condannati sarebbe alta, anzi altissima. C’è sempre chi invoca il carcere, suggerendo di buttare la chiave. I giustizieri sono ad alternanza: cattivi con i poveracci, razionali e compassionevoli con chi è potente, altrimenti non sarebbero giustizieri.

Molte associazioni si sono offerte per accogliere chi in questi giorni, tramite il proprio avvocato, ha chiesto la misura alternativa. Sinceramente non saprei che cosa inventare per un personaggio di rilievo: coltivare l’orto è faticoso, perché la terra è dura e sta in basso; servizi di approvvigionamento e di cucina non è il caso per chi è stato servito con buoni pasti e vini d’annata. I tossicodipendenti in riabilitazione sono troppo coinvolgenti; stare tra chi soffre di disturbi psichiatrici può ingenerare incubi.

Forse aiuterebbe la sua presenza nel centro per disabili gravi e gravissimi: per fare compagnia, imboccare, aiutare a far la doccia.

Il confronto servirebbe a sentirsi fortunati nella vita e a non esagerare. Ma la vicenda andrà in altro modo: troveranno qualche ufficio, ente, iniziativa dove si sta comodi, con tutti gli strumenti di comunicazione (giornali, telefoni, internet), magari vicino casa, così da eliminare la scorta e non avere noie.

Le differenze si sperimentano anche nelle misure alternative. Come sempre.

*presidente della Comunità di Capodarco

Tags:
berlusconiservizi sociali
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