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Cronache

di Antonino D'Anna

 

tarcisio bertone

Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano in carica dal settembre 2006, è alla fine del suo mandato? Il cardinale piemontese, stretto collaboratore di Joseph Ratzinger chiamato alla guida del governo vaticano dal Papa emerito, sarebbe in via di pensionamento: al suo posto il veneto Pietro Parolin, attualmente nunzio apostolico in Venezuela. A dare l'anticipazione è il Corriere della Sera.

TEMPI TECNICI- L'annuncio della nomina di Parolin dovrebbe essere dato domani alle 12: da quel momento decorreranno almeno 45 giorni, il tempo tecnico per consentire a Parolin di raggiungere Roma e insediarsi. La sostituzione, quindi, dovrebbe avvenire attorno al 14 ottobre. Il fatto è che al momento la Segreteria di Stato sta gestendo un dossier critico come la Siria (dove vivono 360.000 cattolici) e la crisi siriana potrebbe allargarsi anche al Libano, dove abitano 2,1 milioni di fedeli alla Chiesa cattolica. Una questione delicata che, naturalmente, richiede attenzione e lascia intravvedere la possibilità di un “passaggio di consegne” oltre il tempo previsto.

All'atto dell'insediamento di Parolin, Bertone resterebbe come Camerlengo e – soprattutto – presidente della Commissione Cardinalizia di vigilanza sullo IOR, la banca vaticana. Un argomento molto delicato che ha visto il Segretario di Stato attualmente in carica uscire vincente durante tutto il pontificato ratzingeriano e poi dopo, con Jorge Mario Bergoglio. È targato Bertone, infatti, il rinnovo delle cariche IOR avvenuto poco prima delle dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio di quest'anno con la nomina del successore di Ettore Gotti Tedeschi, il banchiere tedesco Ernst von Freyberg. E il rinnovo della carica di presidente della Commissione di Vigilanza sullo IOR, che ha visto la conferma di Bertone al suo posto. Un assetto che Bergoglio – al momento – non ha minimamente intaccato se si eccettua la costituzione di una commissione referente sullo IOR il 26 giugno scorso con la presenza di un uomo di fiducia del Papa nella figura del cardinale Jean Louis Tauran nella doppia veste di controllore e controllato. E come contrappeso a Bertone. Il salesiano dovrebbe comunque restare con un mandato inteso al compimento del progetto di trasparenza delle finanze vaticane voluto da Ratzinger, il che lascia intendere un possibile incarico a tempo. Almeno fino al compimento degli 80 anni, il 2 dicembre 2014?

CHI E' PAROLIN- E visto che stiamo parlando di fiducia, anche la nomina di Parolin sembra essere frutto del modus operandi di Francesco. Monsignor Pietro Parolin da Schiavon (VI), classe 1955 e sacerdote dal 1980, ha un curriculum diplomatico di tutto rispetto. In servizio dal 1986 per la diplomazia vaticana, ha operato in Nigeria e Messico. Nel 2002 sbarca nei Sacri Palazzi come sotto-segretario della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, praticamente il “ministero degli Esteri” del Vaticano. Un particolare non da poco: è la scelta di un diplomatico di carriera al contrario di quella più “pastorale” che era stata la nomina di Bertone. È indicato come ratzingeriano: è vescovo dal 12 settembre 2009, a imporgli le mani è Benedetto in persona insieme a Bertone e un altro ratzingeriano di ferro, il cardinale William Joseph Levada. È uno che guarda lontano, monsignor Parolin: intervistato prima del Conclave da “La Voce d'Italia”, giornale degli italiani in Venezuela, così prevedeva “L’America Latina ha tutti i titoli per poter esprimere un Papa. Non dimentichiamoci che è il Continente dove vive la maggioranza relativa dei cattolici del mondo. Si tratta di una Chiesa viva, presente nella società, cosciente della sua vocazione di discepola/ missionaria. Credo che l’elezione di un Papa latinoamericano potrà imprimere un impulso forte all’evangelizzazione del nostro tempo e al contributo che la Chiesa è chiamata a dare alla soluzione dei grandi problemi attuali, come la povertà, la giustizia sociale, la convivenza pacifica”. E ha le idee chiare. Sempre a “la Voce”, diceva: “Lo dico per i cattolici… amare un po’ di più la Chiesa. Sentirla come la propria madre, colei che, sulle sue ginocchia, ci ha generati alla fede – e ciò soprattutto in questo Anno della fede –, avere il coraggio di difenderla, così come ciascuno di noi difenderebbe la propria madre e non permetterebbe a nessuno di umiliarla. E poi non abbandonare mai un atteggiamento di umiltà, di conversione e di rinnovamento”.

UNA NOMINA DI FIDUCIA- Una nomina insomma che avviene in sintonia e fiducia, visto che Bergoglio ha potuto conoscere il futuro Segretario di Stato negli anni in Sudamerica di quest'ultimo. Parolin, per la sua grande esperienza diplomatica, è visto come l'uomo che potrà riprendere in mano le relazioni con la Cina e il Vietnam. È Parolin a gestire i due dossier fino al 2009, quando – ricorda l'ISPI – è lui che dà avvio a contatti riservati col governo cinese per risolvere i problemi sul tavolo. Il primo fra tutti è la querelle sulle ordinazioni episcopali: in Cina la Chiesa cattolica fedele a Roma è clandestina e perseguitata perché ritenuta emissaria di un Capo di Stato (il Papa) straniero. Al suo posto nel 1958 Pechino ha creato l'Associazione Patriottica, una chiesa acefala che non riconosce Roma. E il problema è la scelta dei vescovi, decisa da Pechino dopo un breve periodo – iniziato con Giovanni Paolo II e proseguito con Ratzinger – nel quale si cercava di “concordare” le nomine. In seguito però il dossier – che aveva visto un notevole e meritorio contributo da parte della Comunità di Sant'Egidio – è passato nelle mani di Bertone, con un irrigidimento voluto grazie ad un “falco” quale il cardinale Joseph Zen Ze Chiu, grande amico di Benedetto e contrario ad ogni dialogo con i cinesi. Risultato: è saltato tutto e nel 2010 i cinesi hanno compiuto una serie di ordinazioni episcopali illecite, riprendendo la persecuzione – mai sopita, peraltro – contro preti e vescovi cattolici clandestini (l'ultimo arresto è del 10 agosto scorso). Ora bisogna ripartire daccapo. Come bisogna ripartire daccapo col Vietnam, visitato da Parolin nel marzo 2007 con la promessa reciproca di un futuro inizio di relazioni diplomatiche. Se a questo si somma la Siria, è poco ma sicuro che per il futuro Segretario di Stato sarà un autunno caldo. Per finire. Papa Francesco ha nominato Segretario generale del Governatorato dello Stato del Vaticano padre Fernando Vergez Alzaga, direttore della Direzione delle Telecomunicazioni del Vaticano. Vergez prende il posto del vescovo Giuseppe Sciacca che è tornato a fare il giudice, segretario aggiunto del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, una sorta di Corte di Cassazione della Santa Sede.

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