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Cronache

di Fabio Frabetti

Il colpo di scena per ora non c'è stato. Paolo Leoni rimane in carcere. La corte d'appello di Milano ha infatti rigettato la richiesta di revisione del processo per uno dei principali protagonisti delle cosiddette bestie di Satana. In anteprima vi avevamo mostrato i punti sui quali la difesa di Leoni aveva basato la richiesta di revisione: secondo i giudici non sono stati sufficienti per legittimare l'accoglimento dell'istanza.

SCIA DI SANGUE - Il rigetto è stato notificato lunedì scorso nel carcere di Sanremo dove si trova recluso Paolo Leoni: in una intervista dal penitenziario ligure ci aveva raccontato la sua attesa nei confronti di questo verdetto e i motivi per cui la sua andava considerata una “scomoda innocenza”. Leoni era stato condannato all'ergastolo per avere pianificato l'omicidio di Fabio Tollis e Chiara Marino scomparsi nel 1998 e ritrovati cadaveri sei anni dopo nel bosco di Somma Lombardo. Era finito in carcere insieme a Nicola Sapone, Marco Zampollo, Mario Maccione, Andrea Volpe, Pietro Guerrieri, Eros Monterosso e Elisabetta Ballarin. Tutti avrebbero fatto parte di una sanguinaria setta responsabile di quattro delitti accertati e di un'altra ventina, anche se nessuna indagine è mai riuscita a dimostrarlo con certezza. La richiesta di revisione del processo mirava soprattutto a smontare la credibilità di Volpe, Maccione e Guerrieri, gli esecutori materiali dei delitti, che hanno accusato Leoni e gli altri di aver partecipato alla loro pianificazione.

ANDREMO AVANTI - A quanto pare i giudici avrebbero riconosciuto i dubbi sulle versioni degli accusatori ammettendo la loro propensione a fornire informazioni non sempre attendibili. Questo però a detta della Corte non significa che abbiano necessariamente detto il falso negli addebiti rivolti a Leoni. Gli elementi raccolti nella revisione avevano avanzato tutta una serie di contraddizioni: dalla buca dove furono trovati Fabio Tollis e Chiara Marino che non poteva essere stata scavata con pali e picconi ma con un mezzo meccanico, all'assenza di macchie di sangue negli abiti dei ragazzi fino ad arrivare ai mozziconi di sigaretta rinvenuti nel luogo del ritrovamento dei cadaveri che testimonierebbero una data di morte delle vittime ampiamente successiva a quanto raccontato da Volpe, Maccione e Guerrieri. Nessuno di questi elementi è stato però giudicato decisivo dai giudici. Paolo Franceschetti, legale di Paolo Leoni, vede comunque degli spiragli ed annuncia che preparerà una nuova richiesta di revisione: «la Corte ha rigettato la richiesta di revisione però è come ci avesse indicato la strada per ripresentare un'istanza più dettagliata. In particolare ho già preso contatti con un perito agrario che possa documentare come quella buca non fu scavata come è stato detto da chi accusa Leoni. Andrò inoltre ad approfondire altri punti che possano ulteriormente rinforzare le mie scoperte e le mie argomentazioni. Sono andato a trovare Paolo nei giorni scorsi, l'ha presa bene. D'altronde l'avevo avvertito sul rischio che il nostro ricorso potesse essere rigettato. Rimango comunque fiducioso».

L'ORA DELLO SPARO - Non solo. Franceschetti sta preparando la richiesta di revisione anche per Nicola Sapone, condannato a due ergastoli per aver finito a colpi di badilate Mariangela Pezzotta nello chalet di Golasecca e per aver ucciso a pugnalate Fabio Tollis e Chiara Marino. Sempre secondo le accuse di Volpe e Maccione avrebbe anche urinato sui loro corpi. Una posizione dunque ancora più complicata di quella di Leoni: Sapone viene indicato come il capo della setta. «Le cronache giornalistiche e giudiziarie – prosegue Franceschetti - raccontano che Mariangela Pezzotta venne uccisa tra le undici e mezza e mezzanotte. Si disse che Volpe sparò a Mariangela. Sapone arrivò a Golasecca ad omicidio concluso e siccome Mariangela non era morta, urlò a Volpe “mi fai schifo, non sei riuscito neanche a uccidere Mariangela”. E la finì a badilate. C'è però un particolare mai preso in considerazione. Il vicino di casa disse di aver sentito uno sparo alle tre del mattino e se lo ricorda bene perché il colpo lo svegliò e guardò la sveglia. Questo è anche agli atti del processo e viene raccontato nella sentenza di primo grado. I giudici non si sono mai spiegati questo particolare e i giornalisti non se ne sono curati, ma in realtà si tratta di un particolare importantissimo. Infatti quella sera le cose andarono in modo un po’ diverso. Volpe, in preda a veri e propri deliri e completamente incapace di intendere e di volere, sparò anche a Elisabetta Ballarin dal balcone della casa, e il colpo trapassò il tetto dell’auto per conficcarsi vicino alla pedaliera. Stranamente però i Pm occultarono tutta questa parte e non imputarono Volpe anche del tentato omicidio della Ballarin. Elisabetta non disse nulla, pensando di proteggere Volpe, il ragazzo che amava, da ulteriori accuse. Sapone pensava di proteggere l’amico. Non avrebbero immaginato che poi Volpe avrebbe raccontato che facevano tutti parte di una setta satanica. Rivelando che a mezzanotte Volpe sparò a Mariangela, e dopo tre ore alla Ballarin, sarebbe stato evidente che non poteva essere un omicidio su commissione di Sapone, ma si trattava di un semplice omicidio commesso da un pazzo fuori di testa, che aveva non solo ucciso per sbaglio la Pezzotta, ma stava per ammazzare anche la Ballarin e aveva minacciato lo stesso Sapone fuggito poi a gambe levate in preda al terrore».

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