Quattordici arresti in varie regioni italiane e perquisizioni a carico di altri 50 indagati. È il risultato di un blitz dei carabinieri del Ros, coordinati dalla procura dell’Aquila, contro un “gruppo clandestino che, richiamandosi agli ideali del disciolto movimento politico neofascista “Ordine Nuovo”, progettava azioni violente nei confronti di obiettivi istituzionali, utilizzando i social network quale strumenti di propaganda eversiva”.
Secondo gli investigatori tra i luoghi prescelti per possibili attentati, ci sarebbero state questure, prefetture e sedi di Equitalia. Secondo i pubblici ministeri gli arrestati si proponevano il compimento di atti di violenza (tramite attentati a Equitalia, magistrati e forze dell’ordine) al solo fine di destabilizzare l’ordine pubblico e la tranquillità dello Stato. Documentati anche i ripetuti tentativi degli indagati di reperire armi, tramite una rapina già pianificata o approvvigionamenti all’estero. Il piano degli indagati nell’ambito dell’operazione del Ros che ha portato agli arresti disposti del gip dell’Aquila era “basato su un doppio binario”: “da un lato atti destabilizzanti da compiersi su tutto il territorio nazionale e dall’altro un’ opera di capillare intromissione nei posti di potere, tramite regolari elezioni popolari con la presentazione di un loro “nuovo” partito”. I neofascisti arrestati nell’inchiesta dei pm dell’Aquila si proponevano il “compimento di atti di violenza (tramite attentati a Equitalia, magistrati e forze dell’ordine) al solo fine di destabilizzare l’ordine pubblico e la tranquillità dello Stato”. Lo si legge negli atti del procedimento.

