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Cronache
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Nelle motivazioni alla sentenza con la quale, nel marzo scorso, Silvio Berlusconi e' stato condannato a un anno di carcere, i giudici di Milano sottolineano "il ruolo precipuo del premier" nella vicenda della pubblicazione della telefonata Fassino-Consorte, in relazione al 'peso' politico che quella conversazione avrebbe potuto avere. "Deve ritenersi - scrivono i giudici - che Silvio Berlusconi abbia ricevuto, quella sera a casa sua, ad Arcore, la visita di Favata e Petessi (coloro i quali gli portarono materialmente il nastro registrato, ndr), insieme al fratello, essendo ben consapevole del motivo per cui si svolgeva quella visita, in parte destinata a fargli sentire la famosa telefonata, nella chiara prospettiva della sua pubblicazione, di peculiare interesse in quel periodo pre-elettorale, tenuto conto della gia' sottolineata portata politica di quella conversazione".

"Il ruolo precipuo del premier - continuano i giudici - era collegato, certamente, alla strenua richiesta di Raffaelli di incontrarlo per potergli presentare personalmente il suo progetto e ottenere l'appoggio, atteso che, secondo quanto lui stesso ha affermato, non avrebbe ceduto la chiavetta se non in quella occasione. Inoltre la sua qualita' di capo della parte politica avversa a quella di Fassino, rende logicamente necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata, non potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata, che era stata per altro a casa sua, fosse poi pubblicata, a prescindere dalle espressioni di soddisfazione riferite da Favata a Petessi all'epoca dei fatti".

"SIGNIFICATIVA CAPACITA' DELLA SINISTRA FARE AFFARI" - L'espressione "abbiamo una banca" pronunciata dall'allora segretario dei Ds Piero Fassino al telefono con l'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte era "significativa della capacita' della sinistra di 'fare affari' e mettersi a tavolino con i poteri forti, in aperto contrasto con la tradizione storica, se non di quel partito, quanto meno dell'orientamento del suo elettorato". E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il Tribunale di Milano, lo scorso marzo, ha condannato Silvio Berlusconi a un anno di carcere e il fratello Paolo a due anni e tre mesi.

GIUDICI, BERLUSCONI FECE PUBBLICARE TELEFONATA - Non solo Silvio Berlusconi ascolto' la telefonata tra Fassino e Consorte, ma diede anche un contributo essenziale per la sua pubblicazione sul quotidiano "Il Giornale". Lo sostengono i giudici nelle motivazioni alla condanna a un anno di carcere per l'ex premier. "Si appalesa cosi' quella condotta - scrivono - ulteriore al semplice ascolto della telefonata, che consiste nella fattispecie contestata a Silvio Berlusconi, senza il cui apporto, in termini di concorso morale, non si sarebbe realizzata la pubblicazione, posto che la presenza in quel luogo, e data, certamente significativa, gia' di per se' costituiva il passaggio necessario per l'ulteriore sviluppo della propalazione della notizia alle persone che non ne erano a conoscenza".

GIUDICI, PER SILVIO BERLUSCONI UN 'REGALO DI NATALE' - Nella ricostruzione dei giudici che hanno condannato a un anno di carcere Silvio Berlusconi, la telefonata tra Fassino e Consorte, pubblicata in un delicato momento politico, rappresento' "un regalo di Natale" per l'allora premier. "Ritiene il tribunale - e' scritto nelle motivazioni -. Che la vicenda in esame si sia rivelata quale emblematica espressione della spregiudicatezza con cui un incaricato di pubblico servizio, quale Roberto Raffaelli, titolare, in ragione del suo incarico, di delicatissimi compiti affidatigli dall'autorita' giudiziaria, si sia reso disponibile a piegare il dovere di lealta' nei confronti della Pubblica Amministrazione". "Violando - continuano i giudici - il dovere di segretezza imposto sui contenuti delle intercettazioni, persino secretate, come questa, trasformata in un regalo di Natale volto ad ingraziarsi l'appoggio del presidente del Consiglio al fine di ottenere la sua protezione". L'intercettazione, che non era stata nemmeno ascoltata dai pm, venne portata da Roberto Raffaelli, amministratore della societa' incaricata delle registrazioni per conto della Procura, la sera della vigilia di Natale del 2005 ad Arcore. In questo modo Raffaelli intendeva garantirsi l'appoggio del premier per una commessa in Romania. Cinque giorni dopo la telefonata, penalmente irrilevante, venne pubblicata su "Il Giornale".

GIUDICI, BERLUSCONI DECISE IN QUALITA' DI CAPO PDL - "La qualita' di capo della parte politica avversa a quella di Fassino, rende logicamente necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata". E' un passaggio delle motivazioni del tribunale nella sentenza di condanna a un anno di carcere per Silvio Berlusconi, nella vicenda dell'intercettazione Fassino-Consorte su Bnl-Unipol.

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