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Boom delle residenze universitarie, un affare da centinaia di milioni

Roma attira fondi e investitori: la carenza di alloggi per oltre 200 mila studenti trasforma le residenze universitarie in un business miliardario

Boom delle residenze universitarie, un affare da centinaia di milioni
Affitto

Roma vive una nuova corsa all’oro. Non riguarda né il mattone tradizionale né il turismo, ma un settore che fino a pochi anni fa sembrava marginale: le residenze universitarie. Con oltre 200 mila studenti iscritti agli atenei della Capitale e un’offerta di alloggi largamente insufficiente, la città è diventata uno dei mercati più appetibili per fondi immobiliari, investitori internazionali e operatori specializzati nello student housing.

Roma dispone di meno di 10 mila posti letto regolamentati

La domanda è esplosa. Secondo le stime più recenti, Roma dispone di meno di 10 mila posti letto regolamentati, una frazione minima rispetto al fabbisogno reale. Il risultato è un mercato privato saturo, con affitti che in molte zone universitarie hanno superato i 600 euro per una stanza singola, e una crescente pressione sugli studenti fuori sede, costretti a soluzioni improvvisate o a spostarsi in periferie sempre più lontane.

In questo scenario, i grandi capitali hanno fiutato l’occasione. Negli ultimi due anni sono entrati in campo fondi come Hines, Fondo Investimenti per l’Abitare, CDP Immobiliare, oltre a operatori europei specializzati nel settore. Il modello è chiaro: costruire o riconvertire immobili in strutture moderne, con servizi integrati, spazi comuni, palestre, coworking e contratti trasparenti. Un’offerta che intercetta non solo gli studenti italiani, ma anche la crescente popolazione internazionale attratta dalle università romane e dalle accademie artistiche.

Le aree più calde e gli interventi di rigenerazione

Le aree più calde sono quelle vicine ai grandi poli universitari: San Lorenzo, Pietralata, Tor Vergata, Ostiense, Trastevere. Qui i progetti che devono essere pianificati, lanciati, tracciati e completati valgono già centinaia di milioni di euro, con nuove residenze da 300–600 posti letto ciascuna. Alcuni interventi puntano alla rigenerazione urbana: ex uffici, caserme dismesse, complessi industriali trasformati in campus verticali.

Il Comune, dal canto suo, vede nello student housing una leva strategica per riequilibrare il mercato degli affitti e ridurre la pressione sul centro storico. Ma il tema resta delicato. Da un lato, gli investimenti portano qualità, posti di lavoro e nuove funzioni urbane. Dall’altro, il rischio è che la presenza dei fondi contribuisca a spingere ulteriormente verso l’alto i prezzi delle abitazioni tradizionali, alimentando tensioni sociali già evidenti.

Alla ricerca di un equilibrio tra profitto privato e diritto allo studio

Il punto è che Roma, oggi, non può più fare a meno di un piano strutturale per gli studenti. La città che ospita la più grande popolazione universitaria d’Italia non può continuare a lasciare il settore in mano a dinamiche emergenziali. La sfida sarà trovare un equilibrio tra interesse pubblico, profitto privato e diritto allo studio.

Una cosa però è certa: il business delle residenze universitarie non è più un segmento di nicchia. È diventato uno dei fronti più dinamici del mercato immobiliare romano, e la corsa è appena iniziata.