Emanuela Aiello ed Emanuel Iannuzzi compariranno mercoledì 3 giugno davanti al gip. Sono indagati per maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola Beatrice, due anni, morta il 9 febbraio a Bordighera. Le testimonianze delle sorelline hanno segnato la svolta dell’inchiesta.
Le sorelline di Beatrice avrebbero raccontato agli investigatori le ore prima della morte
Mercoledì 3 giugno si terranno gli interrogatori di convalida dell’arresto di Emanuela Aiell, 43 anni, ed Emanuel Iannuzzi, 42 anni. I due sono in carcere, lei a Torino e lui a Imperia, in virtù di una misura cautelare nell’inchiesta sulla morte di Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio a Bordighera.
Aiello e Iannuzzi sono indagati in concorso per maltrattamenti aggravati dalla morte della minore, figlia della donna. Il primo a comparire davanti agli inquirenti sarà Iannuzzi, con l’interrogatorio fissato alle 12. L’uomo è assistito dagli avvocati Maria Gioffré e Cristian Urbini. Poi toccherà ad Aiello, difesa dai legali Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni.
La madre di Beatrice si trova in carcere dal 9 febbraio, giorno in cui era stata accusata di omicidio preterintenzionale in concorso per la morte della bambina. La contestazione è stata poi modificata dopo gli approfondimenti investigativi della Procura di Imperia, che ora contesta il reato di maltrattamenti aggravati dalla morte.
Il procuratore di Imperia Alberto Lari ha spiegato la differenza tra le due ipotesi di reato: “Se l’omicidio preterintenzionale è punito da 10 a 18 anni, il maltrattamento aggravato dalle due circostanze contestate prevede una pena da 12 a 24 anni”.
Nel fascicolo pesano le dichiarazioni delle sorelline maggiori di Beatrice. Una di loro, 9 anni, avrebbe descritto agli investigatori le condizioni della bambina nelle ore precedenti alla morte: “Più la tenevi su e più la testa cadeva in avanti. Aveva corpo e labbra viola. Già lì stava molto male”.
Secondo quanto emerso dai verbali, le due sorelline avrebbero provato più volte a chiedere che venissero chiamati i soccorsi. “Più volte avevano implorato la mamma e Iannuzzi — racconta al Corriere Alberto Lari, il procuratore capo di Imperia che ha condotto l’indagine con la pm Veronica Meglio — di chiamare i soccorsi”. Quelle richieste sarebbero rimaste senza risposta.
La ricostruzione degli investigatori parla di violenze ripetute nei mesi precedenti. La bambina sarebbe stata picchiata perché piangeva di notte o si svegliava improvvisamente. Le sorelline avrebbero assistito a una lunga sequenza di maltrattamenti, in un contesto familiare segnato da degrado, sporcizia e consumo di alcol.
Nelle carte dell’inchiesta compaiono anche le parole attribuite a Iannuzzi durante una delle ultime fasi dell’agonia della bambina. “Lei urlava, lui diceva “sta zitta, non è niente”!“, avrebbe raccontato la sorellina maggiore. La stessa bambina avrebbe poi detto agli adulti: “Ti ho chiamata tre volte! Che dovevo fare? Ma davvero date la colpa a me?”.
Secondo la ricostruzione, la mattina del 9 febbraio Iannuzzi avrebbe svegliato le sorelline dicendo: “Non andate a scuola, è successo un casino“. La madre avrebbe poi fatto salire le bambine in auto e affidato alla più grande un fagottino rosso con dentro Beatrice. “Tienila tu — intima — perché io non la lego“. Prima di lasciare la casa di Perinaldo per raggiungere quella della donna a Bordighera, dove sarebbe stato chiamato il 118, la coppia avrebbe minacciato le minori: “Non dite che c’era Manuel…“.
Proprio il racconto delle sorelline, ascoltate in una struttura protetta e lontano dalla madre, avrebbe dato una svolta all’indagine. Dalle loro parole sarebbe emerso un quadro diverso da quello iniziale, fino alla nuova contestazione per maltrattamenti aggravati dalla morte.
Mercoledì gli indagati saranno davanti al gip. Iannuzzi dovrà chiarire anche la presenza di due chili di tritolo trovati nella casa dove viveva attualmente, intestata al padre. Anche quest’ultimo è stato arrestato.

