Andrea Marini, vecchio ex cronista de Il Giorno e direttore de Il Nuovo, ricorda su Affaritaliani.it di quando ospitò Giorgio Santerini e Achille Lega durante la strage di Piazza della Loggia a Brescia nel 1974
La strage di piazza Loggia, a Brescia. Pioveva. Un caro amico dei miei genitori mi chiamò a casa. Non ero in piazza, dunque. E tirammo un sospiro di sollievo. Mi precipitai in ospedale e inviai i nomi delle vittime ai redattori di BresciaOggi, impegnati nel preparare un numero straordinario del giornale.
Avevo vent’anni. Da poco avevo perso mio padre. Decisi che avrei fatto il giornalista. Trovai in casa mia due grandi cronisti. Avevano conosciuto mio padre. Chiedevano un “appoggio” perchè né Il Giorno né il Corriere avevano una sede a Brescia. Non basta. All’epoca abitavo a cento metri dal palazzo di giustizia, una posizione strategica per chi seguiva le indagini sulla strage. Quei due erano Giorgio Santerini e Achille Lega.
Scrissero clamorosi reportage e persino un libro, che è nato in via Aleardi numero 6, con due persone commosse e motivate a loro disposizione: mia mamma ed io. Giorgio e Achille erano formidabili. Per davvero cronisti d’assalto. Pignoli, seri, coraggiosi. Non avevano paura. Non si lasciavano influenzare dai “poteri forti”. Per molte settimane li ho seguiti, minuto per minuto. Me ne stavo in un angolo. Non volevo disturbare, semplicemente imparare. E compresi il mestiere del cronista, il lavoro più bello ed emozionante. I due – Giorgio e Achille – erano incredibilmente diversi tra loro, ma li univa la ricerca della verità. Una verità che loro anticiparono di decenni. Erano diventati i miei idoli. Vivere al loro fianco era come essere co-protagonisti di un film americano.
Passarono i mesi e i due grandi cronisti vollero mettermi alla prova. Andai al giornale di Achille Lega – Il Giorno – su stimolo di Giorgio Santerini, all’ora al Corsera. Avrei tanto voluto diventare come loro. Non ci sono riuscito. Ma non ho rimpianti. I grandi cronisti sono pochi. Uno di loro si chiama Angelo Maria Perrino. Grazie Angelo, per aver stimolato tanti ricordi di quaranta anni fa.
