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Cronache
Il caso/ "Se mi cacciano di casa sono pronto a darmi fuoco"

di Fabio Frabetti

«Sono pronto a darmi fuoco se verranno a buttarmi fuori con la forza». Franco Mazza, noto imprenditore ligure, è ormai esasperato. Da un momento all'altro potrebbe arrivare lo sgombero dalla villetta che credeva di avere acquistato e quasi del tutto pagato. La proprietaria però, dopo aver sottoscritto tre scritture private contenenti le modalità di vendita dell'abitazione, ha negato tutto sostenendo la non autenticità di quei documenti.

L'ACCORDO - La villa oggetto del contendere si trova a Santo Stefano al mare, in provincia di Imperia. Inizialmente Franco e la sua compagna l'avevano presa in affitto. «Ci trovavamo bene e l'anziana proprietaria dopo averci proposto invano l'acquisto di un appartamento, ci propose di acquistare la villetta. Entrammo subito in sintonia e in breve tempo decidemmo di firmare una scrittura privata in attesa del rogito. La signora era dedita al gioco d'azzardo, io stesso l'avrei più volte accompagnata al casino. Aveva bisogno di liquidità ma voleva effettuare la vendita tenendo all'oscuro le figlie. Per questo mi chiese di farle arrivare comunque i bonifici dell'affitto, in modo che non se ne accorgessero». Franco e la proprietaria firmano tre scritture private tra il 1998 e il 2001: il primo è un foglio scritto a mano nel quale viene convenuto che il prezzo di vendita sarebbe stato di 750 milioni delle vecchie lire da pagare nell'arco di 10 anni. Sono previsti caparre ed acconti che l'imprenditore consegna in contanti alla donna. I canoni di affitto sarebbero andati a scalare l'importo finale da versare. Il secondo accordo viene compilato con macchina da scrivere. Il terzo è di nuovo scritto interamente a mano. In tutti e tre i casi nei documenti ci sono le firme di compratore e venditore.

LA GUERRA DELLE FIRME - Sembra dunque tutto a posto ma la signora, al rogito, non si è mai presentata. Anzi. Le figlie, non conoscendo gli affari della madre, decisero di far partire la procedura di sfratto. A quel punto Franco non avrebbe più potuto mantenere il segreto e di fronte al giudice mostrò le scritture private. Con sua enorme sorpresa però la venditrice negò tutto «Prima ha tentato di dimostrare che quella non fosse la sua firma. La perizia commissionata dal giudice ha però certificato il contrario. A quel punto allora ha cambiato ancora versione sostenendo come lei avesse firmato solamente dei fogli in bianco, che io avrei compilato in un tempo successivo con la macchina da scrivere. A questo punto compresi di essere vittima di una colossale truffa. E così denunciai la signora per vari reati tentando di cautelarmi da quello che stava avvenendo. Peccato che tutto sia stato archiviato senza la minima indagine. Il giudice ordinò una seconda perizia per stabilire se davvero quella scrittura privata fosse stata firmata in bianco. Un perito di Torino ha dedotto che quel foglio protocollo era stato probabilmente firmato in bianco e solo in un secondo momento completato a macchina. Un'interpretazione generica fatta propria dal giudice di primo grado (poi suicidatosi) e in tutti gli altri gradi di giudizio: se era falsa quella scrittura privata allora dovevano essere false anche le altre due. Nel frattempo però io non mi sono mai arreso e grazie ai progressi della scienza forense mi sono affidato ad una nuova perizia che ha totalmente smentito il perito del tribunale. Nonostante questo e malgrado il parere favorevole del procuratore generale, mi è stata anche negata la revisione del processo da me richiesta. Così all'età di 70 anni potrei essere messo in strada, dopo l'ennesimo atto di persecuzione giudiziaria, perdendo la casa e tutti i soldi versati a quella signora».

L'ULTIMO APPELLO - Mazza infatti viene da decenni in cui si è a più riprese scontrato con il mondo della giustizia. Nei primi anni '90, in forte ascesa personale e imprenditoriale, denunciò alcuni giudici e appartenenti alle forze dell'ordine legati ad alcune logge massoniche, ottenendone l'allontanamento e la sospensione. Questo passato scomodo può avergli portato una forte inimicizia da parte del mondo della magistratura? Franco ha subito anche quindici giorni di carcerazione ingiusta con l'accusa di avere tentato il sequestro dell'ex moglie, una ragazza moldava sparita nel nulla dopo che l'uomo le aveva intestato alcuni beni. Un anno fa è stato definitivamente assolto dalle accuse di lesioni personali, violenza privata e tentato sequestro. Per l'illegittima detenzione ha già sporto alcune denunce e fatto richiesta di risarcimento. Ora quello che gli preme di più è difendere la sua casa: «non si è voluto in modo premeditato acquisire tutte le prove che dimostrano come quelle scritture private siano state sottoscritte in modo legittimo. Una imprenditrice, grande giocatrice di casinò, firmerebbe secondo voi un foglio di protocollo in bianco? Ci sono anche altri documenti firmati dalla donna mai contestati da alcuna perizia. Vari soggetti del mondo giudiziario hanno operato in modo anticostituzionale, con l'arroganza del potere continuano a vessarmi ed intimorirmi, nel tentativo di farmi perdere la casa acquistata regolarmente e quasi del tutto pagata. Non glielo permetterò. Piuttosto la mia casa sarà ridotta in cenere con me dentro. Mi appello al ministro della Giustizia affinché possa intervenire per mettere fine a questa colossale truffa che se portata a compimento sarebbe come avallata dallo Stato». Un appello che Franco, assistito in questi anni dall'avvocato Renato Alberti, vorrebbe fare anche in diretta tv. Per illustrare le sue ragioni e fermare uno sfratto che sembra imminente. «Agli atti – spiega il legale - sotto sequestro presso il Tribunale di Imperia c'è un documento che nessun Giudice ha voluto esaminare. Prova la falsità di alcune testimonianze e di alcuni fatti che purtroppo sono stati ritenuti determinanti, come fossero veri, nei vari gradi di giudizio. Sulla questione è stata presentata una precisa denuncia per la quale il precedente pm aveva richiesto l'archiviazione».

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