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Cronache

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Sarà anche stata solo una confidenza. Sarà anche stata la malizia dell'intervistatore. Sarà anche stato un momento di leggerezza. Ecco, ma la leggerezza il giudice Antonio Esposito non se la poteva proprio permettere. Non pochi giorni dopo aver letto la condanna definitiva di Silvio Berlusconi al processo Mediaset. E dire che Esposito, a prescindere da come la si pensi sulla persecuzione giudiziaria denunciata dal Cavaliere, con la sua sentenza aveva dimostrato rigore e coraggio. Sì, coraggio, perché in quel terzo grado spesso "pilatesco" che è la Corte di Cassazione Esposito aveva preso una decisione netta. Sarebbe stato molto più facile per lui e gli altri giudici optare per un rinvio in appello, la soluzione più pronosticabile alla vigilia. Molto probabilmente anche la più desiderata: dal centrodestra, ovvio, ma anche dal Pd. E da tanti altri che magari pensavano di vivere un agosto più tranquillo.

Proprio per questi motivi sorprende ancor di più che Esposito si possa essere lasciato sfuggire la motivazione della sentenza. Ben prima che questa venisse depositata. Una leggerezza che ridà voce a tutto il centrodestra e a tutti i teorici del complotto. Domenica scorsa, sul palco di via del Plebiscito, Berlusconi si è commosso. Forse leggendo le parole di Esposito si sarà commosso ancora di più, scartando un pacco regalo inatteso quanto apprezzato. C'è già chi parla di una, impossibile sia chiaro, revisione della sentenza. Ma come abbiamo imparato, in Italia conta più ciò che si dice di quello che si fa, o che si può fare. Caro giudice Esposito, a dispetto della sua età e della sua esperienza glielo si può dire: è stato ingenuo.

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