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Cronache
caselliGian Carlo Caselli

di Lorenzo Lamperti

 twitter@LorenzoLamperti

"Siamo all'esasperazione, alla patologia dell'assalto alla giustizia". Gian Carlo Caselli, procuratore di Torino, interviene sul tema "caldo" della giustizia in un'intervista ad Affaritaliani.it: "Sono vent'anni di assalto ormai. Vent'anni fatti di leggi ad personam, di prescrizioni drasticamente ridotte, di progetti di legge a volte contraddittori tra loro come il processo breve e il processo lungo. E sullo sfondo la cosiddetta riforma epocale della giustizia che aveva un solo obiettivo: tagliare le unghie ai magistrati".

Procuratore Caselli, siamo di fronte a un nuovo assalto?

E' l'assalto finale, dopo vent'anni di condoni e di conflitti di interessi. Di avvocati parlamentari con responsabilità nell'elaborazione di leggi con ripercussioni su certi processi. Sono vent'anni che i magistrati vengono assaltati e apostrofati con epiteti tipo "cancro, maledetti nel Vangelo, pazzi, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Fino allo slogan: "Fuori le Br dalle procure". Per arrivare alle manifestazioni davanti ai palazzi di giustizia. Tutto questo viene fatto violando un principio fondamentale della nostra Costituzione: l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Le decisioni dei magistrati possono e devono essere criticate ma seguendo criteri di correttezza e rigore, non di utilità. Qui invece ci si difende non  nel processo, ma dal processo. Questi continui attacchi invece ci hanno catapultato fuori dai parametri delle democrazie occidentali.

Il Csm afferma che l'indipendenza delle toghe è a rischio? Lei è d'accordo?

Non credo che l'indipendenza della magistratura sia a rischio, per fortuna. Purtroppo è il principio di separazione dei poteri che subisce degli scossoni.

Il Pdl si lamenta parlando di "giustizia a orologeria". E' possibile sostenere una cosa di questo genere?

Non è mio compito dare pareri politici. Però quando si dice che la giustizia dovrebbe aspettare "il momento favorevole" si dice una cosa discutibile in linea di principio e soprattutto difficile da accettare guardando la realtà. Che cosa si deve aspettare? L'insediamento del parlamento e le nomine dei presidenti di Camera e Senato? L'elezione del Capo dello Stato? La fiducia al governo? O magari le nuove elezioni? Aspettare il "momento favorevole" potrebbe significare stare fermi per sempre.

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