Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Caselli ad Affaritaliani.it: “Antimafia, Grasso favorito da Berlusconi”

Caselli ad Affaritaliani.it: “Antimafia, Grasso favorito da Berlusconi”

caselli grasso 500

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Grasso e Schifani fanno parte di un capitolo politico che non mi riguarda e del quale non voglio parlare”. Il procuratore di Torino Gian Carlo Caselli non entra nella polemica politica tra il giornalista Marco Travaglio e il nuovo presidente del Senato Pietro Grasso, scoppiata durante la trasmissione tv “Servizio Pubblico”.  Ma sulla nomina del neo presidente del Senato all’Antimafia, avvenuta nel 2005, Caselli ricorda: “Io fui estromesso da una legge del centrodestra poi dichiarata incostituzionale”.

LO SCONTRO GRASSO-TRAVAGLIO – Grasso ha telefonato in diretta durante la trasmissione condotta da Michele Santoro sfidando Travaglio a un duello “carte alla mano”. Tutto perché il giornalista de Il Fatto Quotidiano, durante il suo intervento televisivo, aveva affermato di non essere d’accordo con “la contrapposizione manichea tra Grasso e Schifani” e che l’ex procuratore nazionale antimafia “non è quello che sembra”. In particolare, Travaglio ha accusato di Grasso di essersi sempre “tenuto lontano dalle inchieste sugli intrecci tra mafia e politica” e di aver preso pubblicamente le distanze da Caselli ai tempi della procura di Palermo. Travaglio ha poi ricordato il sostegno di Berlusconi a Grasso e la vicenda della nomina all’Antimafia.

CASELLI: “ECCO COME SI ARRIVO’ ALLA NOMINA DI GRASSO” – Una vicenda che Caselli racconta così ad Affaritaliani.it: “Per due volte il Consiglio Superiore della Magistratura ha bandito il concorso per la nomina del nuovo procuratore nazionale antimafia dopo la cessazione del mandato di Vigna“. “Sia la prima che la seconda volta” continua Caselli “è intervenuto un provvedimento contro la mia persona per estromettermi dal concorso sostenuto dalla maggioranza di centrodestra. Sempre a partita in corso, vale a dire che le regole sono state modificate quando il “gioco” era ormai aperto. E questa in democrazia non è una bella cosa”. “La seconda volta”, conclude il magistrato, “la commissione competente del Csm si era già espressa con tre voti per Grasso e tre voti per me. In questo momento, alla vigilia del plenum, intervenne la legge contra personam poi dichiarata incostituzionale. Ma intanto in plenum ci andò soltanto Grasso perché io a causa della legge venni depennato”.