Cristina Zaccanti, dirigente del Popolo della Famiglia, sostiene di aver affidato a Mario Adinolfi meno di 10mila euro, ricevendone indietro solo una parte. Dopo le segnalazioni di altri aderenti, ha chiesto chiarimenti nel partito e si è infine rivolta a un avvocato. Adinolfi respinge tutte le accuse.
Zaccanti racconta i rimborsi parziali, l’espulsione dalla chat e la scelta di rivolgersi a un legale
Meno di 10mila euro affidati a Mario Adinolfi, una restituzione arrivata solo in parte e le richieste di chiarimento di altri aderenti. Cristina Zaccanti, dirigente del Popolo della Famiglia, ricostruisce così il percorso che l’ha portata a rivolgersi a un avvocato e a denunciare il presidente del movimento. Zaccanti, ex insegnante e coordinatrice regionale del partito in Piemonte, aveva iniziato a militare nel 2016. Era poi entrata nel consiglio nazionale. Oggi dice: “Io continuo a sperare per l’amico Mario Adinolfi che dica la verità”.
La fiducia nel presidente aveva coinvolto anche il suo impegno personale e familiare. “Sono in pensione, molto sensibile in particolare al tema del gender e alla sua diffusione nella scuola e mi sono trovata ad accogliere questo impegno come una missione. Mi andava molto bene investire il mio tempo e quello della mia famiglia – che mi hanno visto sempre più impegnata – per una giusta causa e ritenevo talmente degno di fiducia il nostro presidente Mario Adinolfi che lo facevo con dedizione, gioia e convinzione. Poi certi nodi hanno cominciato ad arrivare al pettine”.
La dirigente sostiene di aver conosciuto la proposta della scommessa collettiva attraverso i social e i contatti con gli altri militanti. “come tutti gli altri via Facebook e poi con il passaparola che c’era questa opportunità. Un investimento presentato come assolutamente legale, con le tasse pagate all’origine, un sistema sicuro, trasparente e a capitale garantito “. Zaccanti partecipò personalmente all’iniziativa. Nel suo ruolo nel partito, cominciò poi a ricevere le segnalazioni di persone che attendevano la restituzione del denaro. “Nel mio ruolo di coordinatore, ho iniziato ad essere contattata da persone che mi dicevano che avevano aderito alla scommessa, ma Adinolfi non stava restituendo la somma. Io stessa gli avevo affidato meno di 10mila euro, e a onor del vero Adinolfi me l’ha anche restituita, non tutta ma parzialmente, quindi avevo motivo di incoraggiare gli altri ad avere fiducia”.
La restituzione parziale della sua somma l’aveva inizialmente convinta a rassicurare gli altri aderenti. Zaccanti respinge anche l’accusa di ingenuità rivolta a chi aveva consegnato il proprio denaro: “Alle persone che adesso dicono che siamo dei cretini perché ci siamo fidati e le scommesse si perdono, rispondo che non puntavamo alla scommessa – osserva – tanto più che Adinolfi garantiva che in caso di perdita, il rischio se lo sarebbe assunta totalmente lui. Se, comunque, Adinolfi ci avesse detto che aveva perso i soldi e di dargli tempo, noi avremmo capito. Credevamo che meritasse la nostra fiducia e quindi anche il nostro aiuto proprio come si fa in famiglia”. I dubbi aumentarono con il moltiplicarsi delle richieste di rimborso: “Altri mi mettevano i dubbi, mi dicevano ‘ma è possibile che Mario non restituisca?’. E io, siccome la scommessa collettiva si concludeva a dicembre del 2025, pensavo che non fosse facile per lui poter disinvestire fino a quella data”.
Il consiglio nazionale del Popolo della Famiglia cercò quindi di ottenere un chiarimento direttamente da Adinolfi. Secondo Zaccanti, il presidente interpretò la richiesta come un tentativo di indebolirlo politicamente. “Abbiamo provato come consiglio nazionale ad avere un confronto personale per sapere cosa dovevamo rispondere alle persone che ci chiedevano cosa ci fosse di vero su questa situazione. E lui, anziché accettare questo confronto, ci ha attaccato dicendo che volevamo sottrargli il controllo del Popolo della Famiglia e metterlo in cattiva luce creando delle spaccature. Scoppiata la vicenda a ‘Le Iene’, ancora di più la sua reazione è stata purtroppo di chiusura”.
Le prime scadenze indicate agli aderenti sarebbero arrivate all’inizio del 2026. “A gennaio ci sarebbero state le prime scadenze (del sistema di scommessa collettiva ndr) ma Adinolfi ha iniziato a tergiversare”. Zaccanti decise di prendere le distanze il mese successivo. Ad aprile firmò con il responsabile torinese del movimento un appello pubblico per chiedere tempi e modalità delle restituzioni. “A febbraio ho deciso di prendere le distanze. Ad aprile con il responsabile di Torino abbiamo scritto un comunicato-appello in cui non assumevamo sicuramente il tono di chi lo accusava, ma gli chiedevamo come pensava di mantenere le promesse. La sua reazione è stata espellermi dalla chat nazionale, ma non dai miei ruoli”.
Dopo l’esclusione dalla chat, la dirigente si è rivolta all’avvocato Giorgio Dipietromaria. “Successivamente ho capito che, a quel punto, bisognava denunciare e ho saputo che già altri si erano mossi a Roma”. L’indagine della Guardia di Finanza sul presunto sistema di raccolta del denaro ha portato all’ordinanza con la quale il gip ha disposto gli arresti domiciliari per Adinolfi. Il giornalista e presidente del Popolo della Famiglia ha definito quanto accaduto “Una vicenda surreale” e si è dichiarato “totalmente innocente”.
Adinolfi ha sostenuto: “Sì, gioco da decenni e come tutti i giocatori lo faccio spesso collettivamente ma senza sollecitare mai nessuno, in molti con me giocando hanno guadagnato e sì c’è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce ‘obbligazioni naturali non ripetibili’, il gioco funziona così. Di certo non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri”.
Zaccanti racconta di aver reagito alla misura cautelare con preoccupazione personale e, allo stesso tempo, con sollievo per l’avvio degli accertamenti giudiziari: “Da un lato la mia reazione è stata, se vogliamo, di preoccupazione materna. Dall’altro mi sono sentita sollevata perché, parafrasando Manzoni, potrei dire ‘La c’è la giustizia’. Non m’aspettavo che la giustizia italiana effettivamente si muovesse con tanta tempestività. Ne approfitto, anzi, per ringraziare il pubblico ministero di Roma, Arcuri, che ha così bene inquadrato il personaggio e la situazione. So peraltro che la nostra denuncia inoltrata dal gruppo di pidieffini piemontesi, predisposta dall’avvocato Giorgio Dipietromaria, è stata affidata al procuratore Pollidori. Siamo certi che anche questo magistrato gestirà al più presto e con altrettanta competenza la nostra situazione che corrobora i capi d’accusa già enunciati”.
Il caso della scommessa collettiva era stato affrontato anche dalla trasmissione Le Iene, alla quale aveva partecipato la stessa Zaccanti. Ad aprile Adinolfi aveva annunciato di aver querelato alcune persone e il programma televisivo, denunciando la “serialità delle diffamazioni attuate sistematicamente dal 2016”. La dirigente replica: “Ha detto di averlo fatto. Io non ho nulla di cui temere”.
Zaccanti chiede ora che Adinolfi chiarisca quanto accaduto e restituisca almeno le somme consegnate dagli aderenti. “Io continuo a sperare per l’amico Mario Adinolfi che dica la verità. Confido che restituisca, se non gli interessi, almeno il capitale perché lo aveva garantito”.

