Il Mossad, gli occhi blu, mani non islamiche. Sono tante e le più disparate le teorie del complotto che stanno nascendo intorno alla strage a Charlie Hebdo. A Grigny, paesino d’origine del terzo uomo, Coulibaly, c’è chi è convinto che si tratti di una enorme montatura. Stretta dell’inchiesta sulla filiera del parco Buttes-Chaumont. Si teme la presenza in Francia di altri membri della cellula dei fratelli Kouachi. Mobilitazione per l’eroe del supermercato kosher e intanto ci si interroga: bisogna controllare il web dopo il successo su Twitter dell’hashtag #JeSuisKouachi? Boom di vendite di ansiolitici dopo l’attentato…
LE TEORIE DEL COMPLOTTO – Sono tantissime le teorie del complotto nate intorno alla strage di Parigi. In Italia era stato per primo Aldo Giannuli, esperto di intelligence e ideologo del M5s, a teorizzare una mano non islamica dietro l’attentato a Charlie Hebdo. Non solo. Su Twitter il deputato grillino Carlo Sibilia ha insinuato il dubbio che non sia una coincidenza la morte di Bernard Maris, economista che minacciava irregolarità sull’emissione dell’euro. Ma l’idea che trova più corpo, anche in Francia, è quella che gli attentati di Parigi sarebbero stati organizzati dai servizi segreti occidentali per instillare nell’opinione pubblica nei confronti dei musulmani. Lo credono anche a Grigny, dove si arriva a ipotizzare l’interessamento di agenti del Mossad. In più, c’è chi ricorda la testimonianza di una delle sopravvissute alla strage di Charlie Hebdo, che parla di un attentatore con dei “bellissimi occhi blu”, mentre i Kouachi hanno occhi scuri. E c’è chi insinua sospetti anche su un agente di polizia di Limonges morto suicida proprio nei giorni della strage. C’è chi sostiene che stesse indagando sull’attacco a Charlie e che qualcuno lo abbia fatto fuori prima che potesse consegnare il rapporto…
INCHIESTA SULLA CELLULA BUTTES CHAUMONT – Nel frattempo gli inquirenti stringono le proprie maglie intorno alla cellula conosciuta come quella del parco Buttes Chaumont. Quella a cui facevano parte i fratelli Kouachi ma anche Amedy Coulibaly. Si sta cercando di capire i legami dei terroristi con gli ideologi della cellula (si indaga su Djamel Beghal e l’ex predicatore Farid Benyettou) e dove siano finiti gli altri suoi componenti. Si parla di almeno altri 3-4 appartenenti a questa cellula scomparsi nel nulla. Tra loro anche Hayat Boumedienne, addestrata per colpire e poi sparita in Siria prima dell’attentato. Chi ha fornito supporto logistico alla cellula? Chi li ha aiutati? Domande inquietanti alle quali gli investigatori stanno cercando di dare una risposta anche perché appare evidente che non si tratti di cani sciolti ma di appartenenti a un’organizzazione capillare e difficilmente individuabile. Resta anche in piedi l’inchiesta sui legami con Al Qaeda in Yemen, che ha rivendicato in un video la paternità dell’azione terroristica.
INTERNET SI MOBILITA PER L’EROE DEL SUPERMERCATO – Nel frattempo ci sono anche le figure positive, persino eroiche, intorno alla vicenda Charlie Hebdo. Si tratta per esempio di Lassana Bathily, il giovane musulmano di 24 anni originario del Mali che ha salvato 6 persone nel supermercato kosher durante l’azione di Coulibaly nascondendole nella cella frigorifera del negozio. Le ha fatte entrare e poi ha spento il congelatore. Internet si mobilita perché il giovane, regolarizzato nel 2011, non è ancora stato naturalizzato francese e ora il web chiede a gran voce che gli venga riconosciuto il passaporto francese per quanto ha fatto.
#JESUISKOUACHI, DIBATTITO SUL WEB – Restando al web, è molto accesa la discussione sulla libertà o meno di opinione e di espressione sulla Rete. Si fa riferimento all’utilizzo parecchio ampio su Twitter dell’hashtag #jeSuisKouachi, che facendo il verso a #JeSuisCharlie inneggia agli attentatori di Charlie Hebdo. Sono in molti ora a chiedere un controllo degli hashtag per evitare che qualcuno possa inneggiare a killer e assassini ma si tratta di una questione molto difficile, simile a quella legata all’umorista Dieudonné, arrestato e poi rilasciato (ma andrà a giudizio) dopo aver lanciato l’hashtag #JeSuisCharlieCoulibaly. Insomma, libertà di espressione sempre e comunque oppure no?
BOOM DI VENDITE DI ANSIOLITICI – Nel frattempo, nella settimana seguente alla strage di Parigi, si vedono conseguenze anche su salute e medicina in Francia. L’esempio più lampante è la vendita di ansiolitici che è schizzata in alto dopo gli attentati. Dopo solo una settimana le vendite di questo tipo di medicinali utili a controllare stress e ansie sono salite del 18,2%.
