C’è almeno un indagato nell’inchiesta sulla chat WhatsApp in cui sarebbero state condivise e commentate con frasi sessiste immagini di passeggere riprese sui mezzi pubblici milanesi. L’ipotesi di reato, al momento, è accesso abusivo a sistema informatico. La Polizia locale, coordinata dalla Procura di Milano guidata da Marcello Viola, sta eseguendo perquisizioni nei confronti di dipendenti legati ad Atm, l’azienda del trasporto pubblico cittadino. Il caso riguarda la chat denominata “Staff Ticinese”, nome che rimanderebbe al deposito dei tram della zona Ticinese. Secondo quanto ricostruito dal Giorno, nel gruppo sarebbero stati presenti sette profili interni o comunque riconducibili al mondo Atm: un tranviere, cinque amministrativi e un lavoratore in pensione.
Le immagini delle ignare passeggere dalle telecamere di bordo
Il nodo più delicato dell’inchiesta riguarda l’origine delle fotografie. Le immagini delle passeggere, secondo quanto emerso finora, sarebbero state ottenute anche attraverso le videocamere installate su tram, bus e filobus per ragioni di sicurezza. Strumenti pensati per tutelare viaggiatori e personale sarebbero stati invece utilizzati in modo improprio per isolare dettagli del corpo femminile, in particolare gambe, seno, cosce e glutei.
Le donne riprese sarebbero state del tutto inconsapevoli. Dai messaggi finiti sui social emergono commenti sessisti ed espressioni dialettali usate per indicare parti del corpo femminile. Tra i termini rilanciati dopo la denuncia pubblica ci sarebbero “u panaru” e “ncinagghia”. La vicenda è esplosa dopo la segnalazione diffusa da alcune influencer e attiviste, tra cui la scrittrice Carlotta Vagnoli, che ha pubblicato il materiale ricevuto da una passeggera.
La segnalazione partita dal tram 15 e la dura reazione di Atm
A far emergere il caso sarebbe stata una donna che si trovava a bordo del tram 15, seduta vicino a un giovane con la divisa di Atm. Sul cellulare dell’uomo, secondo il racconto poi arrivato alla Vagnoli, sarebbe stata aperta proprio la chat “Staff Ticinese”. Da quella scena è partita la segnalazione, poi la pubblicazione sui social e infine il passaggio della documentazione all’azienda e agli inquirenti. Atm, dopo l’esplosione del caso, ha avviato le verifiche interne e trasmesso gli elementi raccolti alle autorità competenti. Ora l’inchiesta entra in una fase più concreta, con le perquisizioni e l’individuazione di almeno un indagato. Al centro degli accertamenti restano il possibile accesso abusivo ai sistemi di videosorveglianza, la violazione della privacy delle passeggere e il contesto discriminatorio emerso dai messaggi condivisi nel gruppo.

