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Cronache

"Se un malato in stato vegetativo mostra una risposta complessa, va capito di più per venire incontro alle sue esigenze, per esempio se prova dolore. Se sai che lì dentro c'è qualcuno, bisogna fare di tutto per tirarlo fuori". La dottoressa Guya Devalle e il suo team del Nucleo di accoglienza per persone in stato vegetativo dell'istituto Palazzolo-Don Gnocchi di Milano proveranno a capirlo. Un loro importante studio sta rivelando che cosa accade dopo il coma nella scatola nera del cervello...

Cosa avviene nel cervello dei pazienti in stato vegetativo? E soprattutto qual è il loro livello di coscienza? Interrogativi che spesso serpeggiano nei reparti di terapia intensiva, animando i familiari e creando disagio tra gli operatori sanitari. Il tentativo di fornire una risposta a questi quesiti, solo apparentemente metafisici, parte dalla Fondazione Don Gnocchi che, tra le prime in Italia, sta portando avanti una sperimentazione su persone con gravi cerebrolesioni da post-coma.

Una scommessa che ha dell’incredibile, ma che all’Istituto Palazzolo di Milano è vita di tutti i giorni: aprire la “scatola nera” del cervello per migliorare la diagnosi e la riabilitazione di chi, almeno apparentemente, non sembra connesso con il mondo. "Si tratta di una ricerca sulle persone in stato vegetativo o di minima coscienza, che parte sia dall’osservazione clinica sia dall’esperienza con i pazienti e i loro familiari – afferma Guya Devalle, co-partner della ricerca coordinata da Marcello Massimini dell’Università di Milano e responsabile del Nucleo di accoglienza per persone in stato vegetativo dell’Istituto Palazzolo- Don Gnocchi di Milano al mensila Superabile Magazine –. Ci sono individui in questa condizione da anni. Il loro cervello è simile a quello delle persone che dormono o si trovano sotto anestesia con aree cerebrali che comunicano poco tra di loro. Con questa ricerca cerchiamo di trovare il dialogo tra le diverse aree della corteccia cerebrale che i clinici non riescono a evidenziare attraverso l’uso di scale di valutazione comportamentale".

Così, attraverso uno strumento denominato Tms/Eeg, che combina stimolazione magnetica transcranica ed elettroencefalogramma, viene misurato in maniera non invasiva il dialogo interno al cervello dei pazienti usciti dal coma. Cercando di stanare la coscienza nascosta, proprio grazie alla misurazione dei meccanismi che sono alla base del cervello umano. "Metaforicamente, utilizziamo dei telescopi che registrano piccolissimi segnali per vedere se in un cielo apparentemente buio brilla una stella che non vediamo a occhio nudo", sottolinea la ricercatrice. Nello specifico si tratta di attivare una porzione della corteccia cerebrale con l'ausilio di uno stimolatore magnetico. Poi, con un elettroencefalogramma portatile, si cerca di misurare la risposta prodotta nel cervello da questa sollecitazione. "L'idea di fondo è che la coscienza dipende dalla capacità delle diverse aree corticali di comunicare tra loro - afferma Devalle -. Quindi, bussiamo sul cervello per vedere che eco fa. Se diverse aree cerebrali interagiscono tra loro, l'eco sarà diffuso e complesso".

Fonte: SuperAbile Magazine (Inail)

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