Michele Mari vince il Premio Strega 2026: “L’emozione è tanta. Credo di essermelo sudato questo premio”
“L’emozione è tanta. Mi sono reso conto dell’intensità mediatica del Premio Strega: da quasi due mesi vivo immerso in un liquido amniotico fatto di incontri, interviste, presentazioni, conferenze stampa. Stasera c’è una sorta di scioglimento emotivo, ma ne è valsa la pena. Credo di essermelo sudato questo premio“. Così Michele Mari, appena proclamato vincitore dell’ottantesima edizione del Premio Strega con I convitati di pietra (Einaudi), in piazza del Campidoglio a Roma.

Mari ha ottenuto 190 voti su 643 espressi (pari all’80,4% degli aventi diritto), superando Matteo Nucci (Platone. Una storia d’amore, 152 voti), Bianca Pitzorno (La sonnambula, 84), Alcide Pierantozzi (Lo sbilico, 78), Teresa Ciabatti (Donnaregina, 75) ed Elena Rui (Vedove di Camus, 64). Gli ultimi cento voti sono stati scrutinati uno a uno da Andrea Bajani, vincitore della scorsa edizione.
Il corpo elettorale era composto da 800 aventi diritto: 460 Amici della domenica, 245 votanti dall’estero selezionati dagli Istituti Italiani di Cultura, 30 voti collettivi di scuole e circoli di lettura, 65 lettori forti. Alla serata hanno partecipato Roberto Gualtieri, Giovanni Solimine, Stefano Petrocchi, Giuseppe D’Avino e Serena Morgagni. Tra i nuovi Amici della domenica le giornaliste Marianna Aprile, Annalisa Cuzzocrea e Francesca Fagnani, le scrittrici Sabrina Efionay e Annalisa De Simone, gli autori Andrea Canobbio e Dario Voltolini.

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Chi è Michele Mari, vincitore del Premio Strega 2026
Nato a Milano il 26 dicembre 1955, Mari è figlio del designer Enzo Mari e della disegnatrice e scrittrice Iela Mari. Oggi scrittore, autore e poeta, ha insegnato Letteratura italiana alla Statale di Milano fino al 2019-2020 e dal 1992 vive prevalentemente a Roma. Il suo primo testo narrativo, L’incubo nel treno (1964), nacque come regalo di Natale per il padre, che nel 1995 ne realizzò un’edizione in fac-simile.
Autore incline al pastiche manieristico, nel solco di Gadda, Landolfi, Bufalino e Manganelli, Mari ha sempre intrecciato letterarietà e immaginazione “nera”, declinando il tema del doppio in chiave gotica (Di bestia in bestia), barocca (La stiva e l’abisso) o leopardiana (Io venìa pien d’angoscia a rimirarti).
Nei racconti ha esplorato l’infanzia come territorio fatidico e feticistico, mentre il tema della memoria attraversa Rondini sul filo, Verderame, Asterusher e Leggenda privata. Ha contaminato storia e invenzione fantastica in Tutto il ferro della torre Eiffel e Rosso Floyd, e si è misurato con la narrativa d’appendice in Roderick Duddle. Oltre alla produzione poetica e grafica, è attivo come critico e filologo, con saggi dedicati alla letteratura italiana del XVIII e XIX secolo e alla narrativa fantastica. Ha tradotto Stevenson, Motion, London, Steinbeck, Wells e Orwell, oltre a una versione in endecasillabi del libro XXIV dell’Iliade. Collabora alle pagine culturali di Repubblica dopo anni al Corriere della Sera e al Manifesto.
Michele Mari vincitore del Premio Strega 2026 e il caso Murgia
Michele Mari ha vinto il Premio Strega 2026 “battendo” le polemiche nate intorno il “caso Murgia”. A giugno infatti Repubblica ha riportato un presunto litigio tra Mari e Teresa Ciabatti durante il tour dei finalisti, legato a frasi attribuite allo scrittore sull’aspetto fisico di Michela Murgia. L’episodio sarebbe avvenuto il 18 giugno su un van diretto a Bisceglie. Mari ha però smentito: “Non ho mai parlato dell’aspetto fisico di Michela Murgia, né mai mi sarei permesso”. Ha aggiunto di essersi chiarito con Ciabatti e di essersi scusato “se qualcosa nelle mie parole poteva averla ferita”, spiegando di aver evocato “un lontano episodio di reciproca incomprensione”. Ciabatti ha poi ridimensionato la vicenda: “Nessun litigio furioso, solo un confronto diretto di idee diverse”. Le polemiche però non hanno scalfito la corsa del romanzo, che ha conquistato comunque lo Strega dopo aver vinto lo Strega Giovani.
Michele Mari vincitore del Premio Strega 2026: di che cosa parla il romanzo “I convitati di pietra”
I convitati di pietra edito da Einaudi è un libro commosso e giocoso, che scava con perfido divertimento nelle pulsioni dell’amicizia. Qui vale il contrario del proverbio: chi perde un amico trova un tesoro. Al centro c’è un “patto sciagurato” siglato dagli ex alunni della III A dopo la maturità, un vincolo che li accompagnerà per tutta la vita. Il tempo della scuola resta immobile, ma quando entrano in gioco competizione e desiderio di un premio favoloso, le variabili esplodono. L’accordo nato per scherzo diventa una sfida senza esclusione di colpi per restare in vita il più possibile.

