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Cronache
"Chico Forti? Vittima di un complotto. Il rimpatrio dà credibilità all'Italia"

Chico Forti estradato, Roberta Bruzzone ad Affari: "Vittima di un complotto. Il suo rimpatrio dà credibilità all'Italia"

Da due giorni soltanto nuovamente sul suolo italiano e Chico Forti ha già fatto parlare di sé e per sé . E non solo politici, che si sono spesi a commentare l’accoglienza riservata al 65enne condannato all’ergastolo negli States per omicidio dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A esultare per l’estradizione del connazionale anche gran parte dell’opinione pubblica, quella che per 24 anni ha creduto e crede nella sua innocenza. In prima linea la criminologa Roberta Bruzzone, consulente per la difesa di Forti fino al 2016 e autrice del libro “State of Florida vs Enrico Forti. Il grande abbaglio”, che ha commentato la notizia del suo rimpatrio su Affaritaliani.it.

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Bruzzone, Lei ha parlato spesso di “difesa suicida” nel caso di Chico. Un complotto contro di lui?

Ai limiti, sì, visto che l’inchiesta mia e dell’avvocato Imposimato consente di dimostrare che Forti è stato difeso con una serie di autogol messi a segno senza una ragione tecnica. Anzi noi abbiamo ravvisato un infedele patrocinio: l'avvocato difensore di Chico, Ira Lowey, si trovava in un potenziale conflitto di interessi. Forti lo scoprì per caso, in carcere: tempo dopo la condanna, un detenuto gli raccontò di essere stato processato da un pm che si chiamava Ira Lowey. Si scoprì così che l'avvocato difensore allo stesso tempo lavorava per l'ufficio del procuratore. Il legale si difese depositando fotocopia di un documento in cui veniva autorizzato da Forti a procedere nonostante il doppio incarico; peccato che l'originale di quell'atto non sia mai stato trovato e anche la copia asseritamente spedita al Consolato italiano non sia mai stata recapitata. Peccato che le firma di Forti appaia falsificata.

Forti si è sempre proclamato innocente, e ha detto di aver confessato solo per poter ottenere l’estradizione

Chico ha resistito vent’anni, poteva fare quella richiesta molto prima. Ma è anche vero che gli anni passano per tutti... e alla fine si è deciso per poter tentare il ritorno in patria. Ma fino alla fine ha lottato per la revisione del processo, e io con lui. Peccato che il suo avvocato americano, che prese in carico il suo caso, si era impegnato di consegnare l’istanza di revisione alla fine del 2015. Quell’istanza non venne mai presentata.

In questi giorni si è voluto “politicizzare” il merito del rimpatrio di Chico Forti. Lei cosa ne pensa?

Quattro anni fa Di Maio in maniera frettolosa annunciò l’imminente rientro di Chico Forti, ma le pratiche si arenarono in maniera preoccupante. È indubbio che l’interessamento di Giorgia Meloni sia stato determinante, nonostante possa risultare a molti antipatica la cosa. Io non credo che debba essere considerata una vittoria politica, ma oggettivamente questo un ottimo risultato perchè dà credibilità al nostro Paese in generale, visto che gli USA concedono difficilmente l’estradizione.

Nonostante ciò io ho l’amaro in bocca perchè con gli elementi che avevamo trovato puntavamo alla riapertura del processo.

Si parla già di un nuovo slogan: “Chico Forti libero”

Certamente Chico Forti, come tutti gli ergastolani in Italia, può accedere a certi benefici penitenziari. Io tendo a essere ottimista a che non trascorra il resto della sua vita in carcere. Di strade alternative ce ne sono.

Ora il prossimo passo è la liberazione di Ilaria Salis?

Non penso sia opportuno paragonare i due casi. Intanto la Salis è ancora sotto processo, e io dico lasciamo che sia processata, visto che secondo il paese in cui è detenuta ha commesso dei reati. Il caso Forti, invece, è oggettivamente controverso, e sfido chiunque a dire che la sua condanna sia solida.

Andrà in carcere ad incontrare Forti?

Io spero di incontrare Chico Forti fuori dal carcere; gli ho fatto una promessa anni fa, e voglio mantenerla.

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