In Italia è sempre più allarme veleno nel piatto. Il pericolo di consumare cibi contaminati e contraffatti colpisce sempre più coloro che dispongono di una ridotta capacità di spesa a causa della crisi. E sempre più gli italiani sono costretti a comprare alimenti a basso costo. Si tratta di prodotti dietro i quali spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di scarsa qualità e perfino sostanze bandite da decenni in Italia, come ha affermato a Napoli il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel corso della manifestazione nazionale a difesa della Dieta Mediterranea e delle imprese del comparto agricolo.
“Ci sono troppe schifezze nei nostri piatti. Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri e fare in modo che ciascun prodotto abbia la propria etichetta di provenienza”, ha sottolineato Moncalvo. Il numero uno di Coldiretti ha puntualizzato che “bisogna liberare le imprese italiane dalla concorrenza sleale delle produzioni straniere realizzate in condizioni di dumping sociale ed ambientale con rischi concreti per la sicurezza alimentare dei cittadini. Una situazione che mette a rischio non solo gli effetti benefici della Dieta Mediterranea, sinonimo di longevità e sicurezza alimentare ma anche il futuro del paesaggio e del Paese”.
Moncalvo ha affermato che l’agricoltura tricolore è la più green d’Europa con 281 prodotti a denominazione di origine, che non è utilizzata l’uso degli ogm e che è in aumento il numero delle aziende biologiche. Da qui la richiesta al governo ed alle istituzioni locali di mettere in atto provvedimenti a difesa dei prodotti della terra in modo da “garantire trasparenza e legalità, perché è a rischio il futuro della produzione di grano, dell’extravergine e della mozzarella, sotto attacco delle politiche comunitarie e delle agromafie che fanno affari con il Made in Italy”.
La black list dei prodotti irregolari spazia da quelli provenienti dalla Cina, saldamente al primo posto, al Sud America, dall’Africa alle isole del Pacifico. Su un totale di 2967 allarmi per irregolarità segnalate negli ultimi mesi in Europa, ben 386 (15%) hanno riguardato il gigante asiatico che in Italia nello stesso periodo ha in pratica quadruplicato (+379%) le esportazioni di concentrato di pomodoro che ha raggiunto circa 67 milioni di chili, pari a circa il 10% della produzione nazionale equivalente.
Nella classifica dei prodotti più contaminati elaborata da Coldiretti, presentata ieri alla presenza di oltre 15mila agricoltori e sindaci provenienti da tutta Italia, ci sono anche le melegrane egiziane (33%), ma fuori norma sono anche l’11% delle fragole e il 5% delle arance che provengono peraltro grazie alle agevolazioni all’importazione concesse dall’Unione europea. Con una presenza di residui chimici irregolari del 21% i pericoli, secondo il dossier di Coldiretti, vengono anche dal peperoncino della Thailandia e dai piselli del Kenia contaminati in un caso su dieci, dai cocomeri della Repubblica Dominicana (14%). In testa alla black list dei cibi più contaminati sono però i broccoli, con il 92% delle irregolarità, del prezzemolo vietnamita (78%) e del basilico indiano (60%). Prodotti che fanno perdere all’economia italiana oltre 16 miliardi di euro all’anno. Con il risultato che molti Paesi esteri stanno potenziando le loro coltivazioni, come nel caso dell’olio di oliva tunisino, cinese e perfino australiano.
Eduardo Cagnazzi
