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Consulta, la decadenza è decaduta

di Pietro Mancini

Delegittimando l’attuale Parlamento, non eletto dal popolo, ma nominato dai capataz dei partiti- sulla base del pessimo “Porcellum”, ideato dall’eminente statista di Brescia, Calderoli- la Consulta, con un’entrata inevitabile ma a gamba tesa, ha, in pratica, tolto validità, politica, e legittimitá, morale, agli atti compiuti dalle Camere. Anche, pertanto, a decisioni, molto discusse e al limite se non oltre la legalità- come ha ammesso l’ex Presidente della Camera, il democratico, ex Pci,  Violante-quali la decadenza dal Senato di Silvio Berlusconi. Insomma, potrebbe prospettarsi la…decadenza dell’espulsione, con una risicata maggioranza e a voto palese, dell’odiato Cav.
Da oggi si apre una partita molto delicata. Sono più vicine le elezioni anticipate.
E non ci si può non interrogare sul ruolo e sull’autorevolezza politica, non più elevate e indiscusse, come fino a ieri, del Capo dello Stato, che venne plebiscitato, nell’aprile scorso, da truppe, obbedienti e senza alcuna autonomia, di peones, imbarcati dalle segreterie. Un Parlamento, insomma, di “nani e ballerine”, come l’ex ministro Formica definì, caustico, il comitato centrale del PSI di craxiana memoria.
La parola, dunque, tornerà presto, finalmente, agli elettori, che potranno scegliere i loro rappresentanti. Che sia dovuta intervenire un’autorità, esterna, come la Consulta, conferma la scarsa, per non dire nulla, rappresentatività del Parlamento e la assoluta mancanza di sintonia tra il Palazzo e il Paese reale. E le toghe più autorevoli del Paese hanno indicato la linea alla politica, debole, screditata ed oscillante, ormai da
20 anni.