Prima la Corte Ue di Strasburgo, poi la Corte di assise di Firenze. Nel giro di poche ore tante certezze acquisite su mafia, concorso esterno e stragi si sgretolano, facendo ripiombare nel mistero tanti episodi che hanno tragicamente segnato la recente storia italiana.
CONTRADA – Il processo a Bruno Contrada è stato uno dei più importanti procedimenti antimafia degli ultimi decenni. L’ex capo della Squadra Mobile di Palermo venne arrestato nel 1992 con l’accusa di aver intrattenuto rapporti con Cosa Nostra sin dagli anni Settanta. Il 19 gennaio 1996, con l’accusa sostenuta dai pm Ingroia e Morvillo, Contrada fu condannato in primo grado a 10 anni di carcere. Sentenza ribaltata nel 2001 in appello e annullata in Cassazione con l’istituzione di un processo bis che sfocia con la condanna definitva del 2007. Contrada, che dal 2008 si trova ai domiciliari per motivi di salute, si è sempre detto innocente. E ora annuncia di volere la revisione del processo dichiarandosi “vittima di uno scontro tra pezzi di Stato”. Questo grazie alla decisione della Corte di Strasburgo che ha stabilito dopo il ricorso dello stesso Contrada che “il reato non era sufficientemente chiaro e prevedibile” negli anni in cui Contrada aveva commesso i fatti che gli erano stati contestati. Ricostruzione negata dal pm che guidò le indagini, vale a dire Antonio Ingroia: “La sentenza italiana è definitiva. Strasburgo è vittima di un colossale equivoco. Ammesso e non concesso che il concorso esterno all’epoca non fosse configurabile si sarebbe dovuto comunque condannare per il delitto di favoreggiamento alla mafia”. Il procuratore di Palermo ha invece dichiarato: “Fa riflettere che a Contrada sia stato riconosciuto, e pure in quantità inferiore rispetto alla sua richiesta, soltanto il risarcimento dei danni morali, mentre è stata rigettata la richiesta di risarcimento dei danni materiali legati alla sua vicenda giudiziaria”.
RIINA – Poche ore dopo è arrivata anche la sentenza della Corte di Assise di Firenze che ha assolto Totò Riina per la strage del Rapido 904. Su quel treno del 23 dicembre 1984 che viaggiava da Napoli a Milano morirono 16 persone nell’esplosione di un ordigno che diede vita a un vero e proprio inferno di fuoco. Dopo la sentenza definitiva di condanna del 1992 ai danni di Pippo Calò, il cassiere di Cosa Nostra, la vicenda venne riaperta nel 2009 dalla Procura di Napoli. Le indagini, passate poi alla procura di Firenze per competenza, avevano portato all’incriminazione del capo dei capi per essere stato il mandante della strage di Natale. Ma i giudici fiorentini hanno deciso di assolvere Riina con formula dubitativa “per non aver commesso il fatto”. Il suo legale Luca Cianferoni ha sottolineato che sulle stragi è stato sottovalutato il ruolo dei Servizi Segreti e che Riina viene usato spesso a sproposito come “il parafulmine di tutti i mali d’Italia”. Le associazioni dei famigliari delle vittime, ovviamente, sono sconcertate per un ulteriore ostacolo sulla strada della verità.
LE POSSIBILI CONSEGUENZE – Le conseguenze alle due decisioni, per certi versi clamorose, di Strasburgo e Firenze potrebbero anche non fermarsi ai 10 mila euro di risarcimento che l’Italia sarà chiamata a versare a Contrada. Il riverbero dell’assoluzione di Riina potrebbe farsi sentire anche su altri processi che riguardano le stragi di quegli anni con un’accusa chiamata ad ampliare maggiormente il proprio tiro e non restare cristallizzatta sul solo ruolo di Cosa Nostra. Dal punto di vista politico, è soprattutto la decisione di Strasburgo a produrre movimento. Il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta ha subito chiesto la scarcerazione di Marcello Dell’Utri. Il senatore Carlo Giovanardi e molti altri chiedono che venga fatta una riforma del reato di concorso esterno all’associazione mafiosa. Il figlio dell’avvocato storico di Contrada, Basilio Milio, chiede a Strasburgo di intervenire anche sul processo sulla trattativa Stato-mafia. Una cosa è certa: i misteri su quanto avvenuto in Italia tra gli anni 70 e 90 sono ancora tanti, troppi.
