Qualcosa non torna nei dati sulle morti da Coronavirus. Tutti, ma soprattutto gli addetti ai lavori, seguono la raccolta dei numeri del contagio in tempo reale e pubblicata sui siti internazionali specializzati. Ma una discrasia di fondo appare evidente e non sembra di poco conto. Ha senso sommare le pere con le mele? No, direte voi!
Ma se ad esempio confrontiamo i dati di una grande nazione come la Germania, e non solo con l’Italia ma anche con altri Paesi europei, il dubbio di qualcosa di anomalo emerge. L’indice di letalità, cioè il rapporto tra numero di ricoverati e numero di decessi, quello che con un termine tecnico viene chiamato CFR (Case Fatality Rate) muta a secondo dei Paesi e in modo radicale. Lo stesso vale se estendiamo il dato al numero di contagiati e il numero di decessi. In Germania i decessi sono troppo pochi. Se togliamo l’ipotesi che uno Stato possa manipolare i dati, possibilità estremamente remota con masse di popolazioni estese, per quanto i governi possano dare indicazioni su protocolli stringenti, emerge qualcosa di fortemente anomalo nella diffusione della malattia o almeno nella raccolta del dato.
Secondo la Johns Hopkins University che li pubblica alle 2.13 pm di oggi, in Italia con 31.506 contaminati abbiamo 2.941 ricoverati e 2.503 morti complessive, e il governo ha esteso dal 9 marzo una sorta di “coprifuoco” a quasi tutta la popolazione. In contemporanea in Germania, che non ha adottato disposizioni simili, troviamo 10.082 contagiati, 73 ricoverati ma solo 26 morti. Nulla. Dovrebbero avere più di 830 deceduti ma ne hanno solo 26, nonostante non abbiano le nostre misure restrittive.Dato sorprendente se guardiamo anche l’evoluzione della malattia in altri Paesi europei, senza voler estendere il confronto a quelli asiatici. Prendiamo su tutti ad esempio la Spagna, con 13.910 contagiati, 1081 ricoverati e 623 morti e l’Olanda 2.056 contagiati, 2 ricoverati con 58 morti.
Qualcosa non torna. Come fa la Germania ad avere solo 26 morti a fronte di 10.082 contagiati? In questo momento cataloga in modo diverso i deceduti? Adotta un particolare protocollo di intervento sulla popolazione, visto che non ha applicato le nostre misure stringenti? Ci sono dei fattori ambientali e sociali che accelerano o inibiscono il contagio? Pesa il fattore tempo?
In più se incrociamo il quadro appena descritto con la pubblicazione del giornale di Colonia Kolner Stadt Anzeiger, non un quotidiano qualsiasi ma quello con la maggiore diffusione nella regione metropolitana di Colonia – Bonn, quanto accade appare sorprendente. Il quotidiano tedesco spiega che il 28 febbraio scorso vi fossero, già in quel momento, 1000 persone in quarantena e che le autorità non abbiano in alcun modo impedito lo svolgersi del Carnevale locale con relativo assembramento.
Se il tasso di mortalità, relativamente basso del Coronavirus, colpisce soprattutto anziani ma avendo come agenti di contagio i giovani, visto anche il potenziale di facile diffusione del virus come è possibile attribuire solo alle popolazioni la responsabilità della diffusione? Forse le disposizioni che vengono impartite dall’alto sono parziali e rischiano di essere erronee perché si basano su dati non omogenei?Perché ciò che emerge è che tra Stato e Stato sono molto differenti le raccomandazioni alla popolazione, il tipo di sistema sanitario nazionale e gli specifici interventi sul Coronavirus, la somministrazione dei tamponi e a chi farli, i protocolli di ricovero, quelli di diagnosi, la catalogazione dei deceduti, ecc… .
Quindi i dati non sono omogenei. E mettere a confronto dati così diversi non ha senso. Non si capisce neanche il tasso di mobilità del virus, cioè come si diffonde. E sarebbe importante saperlo visto che non abbiamo dei muri a dividere gli Stati ed ancora migliaia di persone entrano ed escono da questi.
Che senso ha sommare le mele con le pere e mettere poi tutto in un unico calderone? Sarebbe come paragonare un treno ad una sedia solo perché ci si può sedere in entrambi.
Anche per i motivi di emergenza in questo frangente non è possibile fare una raccolta dati con anamnesi differenziate sui pazienti. Come sembra invece aver fatto la Corea del Sud con uno screening a tappeto sulla sua popolazione e bloccato il contagio alla radice. Ma assemblare sistemi di catalogazione così differenti non rende meno comprensibile cosa sta realmente accadendo in Europa e in Italia.
Anche al fine di capire cosa sia successo in Lombardia e perché la mortalità in Europa si sia concentrata soprattutto lì, andrebbero indagati con maggiore profondità i dati. Sarebbe importante per capire cosa sta accadendo al fine di valutare quali decisioni politiche siano più giuste da prendere ed evitare la diffusione della malattia.
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