Coronavirus, Papa: essere per i poveri non è essere comunisti
Avere cura dei poveri “non è fare il comunista, è il centro del Vangelo”. Lo ha detto Papa Francesco durante la messa a Santa Marta, in cui ha fortemente criticato l’iniquità insita nel sistema economico e finanziario internazionale. Dice il Vangelo: “i poveri li avrete sempre con voi”. Commenta Francesco: “ce ne sono tanti”. Tanti “quelli che vediamo, ma la grande quantità sono quelli che noi non vediamo”. E’ l’inizio di una lunga riflessione sulle povertà vecchie e nuove, sull’indifferenza del mondo, sull’ingiustizia del sistema economico e finanziario che colpisce il ceto medio facendolo cadere nell’indigenza. Sulla distribuzione della ricchezza a livello mondiale. Se non vediamo la maggior parte dei poveri, spiega il Pontefice, è perché è prevalente una “cultura dell’indifferenza che è negazionista” per cui c’è “l’abitudine a vedere i poveri come un ornamento delle città”, dalla vecchietta che chiede l’elemosina allo slum. Una curiosità sociale e non un problema da affrontare. “Una cosa normale”. Il fatto è, prosegue, che “la grande maggioranza dei poveri sono vittime della politica economica e della politica finanziaria”. E lo rilevano anche “alcune recenti statistiche per cui ci sono tanti soldi nelle mani di pochi e tanta povertà in molti”.
“Tanta gene è vittima della strutturale ingiustizia economica mondiale”, è ancora la constatazione di Bergoglio, che sottolinea il fenomeno dei “tanti poveri del ceto medio che di nascosto chiedono, e chiedono con vergogna” alle strutture di assistenza come la Caritas. E questi sono “molti più dei ricchi”. Ognuno, allora, dentro di sé si chieda: “ma io me ne accorgo?”. Anche perché certi fenomeni, a volerlo, sono anche ben evidenti: basta un giro nelle periferie o tra le fabbriche dismesse. “A Buenos Aires”, ricorda il Papa, “mi dissero di una fabbrica abbandonata, abitata da poco da una quindicina di famiglie. Andai. Erano famiglie con figli. Vidi che ogni famiglia aveva mobili buoni, da ceto medio, la televisione. Era gente che non poteva pagare l’affitto. Sono i nuovi poveri che devono lasciare la casa” perché non ce la fanno ad “arrivare alla fine del mese”.
Questo dipende dalla “ingiustizia dell’organizzazione economica e finanziaria, che li riduce così”. E, sia chiaro, all’uomo verrà chiesto conto da Dio di quel che ha fatto per aiutare chi non ha. “Li incontreremo nel Giudizio”, avverte Francesco con voce sommessa ma parole dure, “ed è la prima cosa che ci chiederà Gesù. Su questo saremo giudicati: per il nostro rapporto con i poveri”. E conclude, quasi a rispondere alle critiche che già gli rimbombano nelle orecchie: “Questo non è fare il comunista. Questo è il centro del Vangelo”. Noi “saremo giudicati su questo”.
Coronavirus, Papa: trovare soluzione a problema delle carceri
Papa Francesco auspica una soluzione “giusta e creativa” al problema del sovraffollamento delle carceri, reso particolarmente preoccupante dalla pandemia di coronavirus. “Penso ad un problema grave che c’è in parecchie parti del mondo”, ha detto prima di iniziare a celebrare la messa a Santa Marta, “al sovraffollamento nelle carceri. Dove c’è il sovraffollamento c’è il pericolo che finisca in una calamità grave”. “Preghiamo per i responsabili che devono prendere le decisioni”, in merito, ha aggiunto, “perché prendano la strada giusta e creativa per risolvere il problema”.
Coronavirus, Papa: organizzazioni umanitarie elefantiache tolgono a poveri
Papa Francesco critica le organizzazioni umanitarie che, a causa della loro struttura elefantiaca, alla fine destinano solo piccola parte del bilancio ai poveri. In una omelia pronunciata durante la messa a Santa Marta con toni molto chiari, il Pontefice è partito dal passo evangelico in cui Giuda si scandalizza della spesa per un unguento destinato a Cristo, affermando che erano soldi che si potevano dare ai bisognosi, “ma non perché avesse cura dei poveri, ma perché era un ladro”. “Questa storia dell’amministratore non fedele è sempre attuale”, ha commentato, “anche ad alto livello”. Ed ha citato “le organizzazioni di beneficenza umanitaria che hanno tanti impiegati e alla fine ai poveri arriva il 40 percento” del bilancio “perché c’é da preparare gli stipendi”. “Anche questo”, ha aggiunto, “è un modo per prendere i soldi dei poveri”.

