17.557 pazienti. 426 scienziati, 52 studi e 27 controlli randomizzati. Mortalità ridotta del 76%. Ecco l’ultimo studio capillare, datato 27 aprile 2021 relativo a ivermectina, portato ad esempio dai medici latino americani (https://c19study.com/i). Proprio mentre Ema esorta a non utilizzarla per la prevenzione o il trattamento di Covid 19 se non al di fuori degli studi clinici, i medici latino americani sostengono sia dirimente.
Come è possibile?
“Tutti abbiamo commesso errori nell’uso del farmaco, questo e qualsiasi altro. La frequenza, la modalità, il momento di somministrazione e l’adattamento al peso corporeo sono elementi fondamentali per il successo o fallimento – spiega il dottor Hector Carvallo professore di Medicina Interna all’Universidad Abierta Interamericana di Buenos Aires che ha mostrato dati, guarigioni sul campo, protocolli nonché puntato il dito sull’unico effetto collaterale di ivermectina: “non è coperta da alcun brevetto e costa poco”.
“Noi, con il nostro protocollo, siamo arrivati a una mortalità sette volte minore rispetto al’uso di plasma iperimmune, idrossiclorochina, Kaletra – afferma Carvallo, uno dei medici in prima linea sulla sperimentazione con ivermectina. Seguito da Gustavo Elera, Direttore generale clinica Universitaria nazionale Federico Vila Real, altro medico che sta sperimentando su migliaia di persone: “ con una tonnellata di ivermectina, per un costo di 300.000 dollari, salveremmo il Peru e 36 milioni di persone”. Il farmaco, secondo Elera, “è stato bloccato per motivi politici. Ma funziona. Io lavoro nella zona di Trujillo, nel nord del Peru. Stiamo avendo mortalità zero. Nel 2016 in Nord Africa, ivermectina è stata usata per combattere un’epidemia di ortofilariasi, malattia virale. E nel gennaio 2020 abbiamo evidenziato un’inibizione della replicazione virale al 50% nelle prime 24 ore e al 100% dopo 48 ore”.
*BRPAGE*
Lo studio Ivercar (ivermectina e carragenina)
“Abbiamo fatto lo studio ivercar (ivermectina+carragenina) e al contempo abbiamo condotto lo studio iverprev (solo ivermectina) nell’ospedale Muñiz, il più grande, che si occupa solo di immunologia in Argentina -prosegue Carvallo.
La carragenina la usiamo per nelle donne incinte, in fase d’allattamento e nei bambini, ma lo reputiamo esagerato, perché fortunatamente ad oggi eccetto alcuni esempi isolati non si sono manifestati casi gravi. Ma ciò non toglie che vengano comunque ricoverati e che contagino comunque pur essendo asintomatici, perché il peggior vettore di contagio è chi non sa di esserlo. Quindi in queste fasce d’età o questi sottogruppi di donne incinte o in fase d’allattamento utilizziamo solo la carragenina. Abbiamo rilevato che ivermectina è sempre utile, con o senza aggiunte, ma dobbiamo affinare la metodologia. Oggi mi ha chiamato il dottor Redondo, direttore di 7 centri nella Repubblica Dominicana che hanno utilizzato i nostri protocolli e non hanno praticamente avuto contagi, i pochi casi di contagio sono stati molto lievi. Sapete quante persone hanno curato in profilassi? 15 mila. Non sono pochi, tra personale medico e non, tutti con buoni risultati. Ma credo che il segreto stia nel punto che ho citato all’inizio”.
Il perfezionamento del protocollo, contro le varianti: ecco la profilassi
“Si è dimostrato che nel caso ad esempio della variante sudafricana, il vaccino è otto volte meno efficace per i cambiamenti della spike -spiega Carvallo- Ma il virus non può cambiare la sua fitopatologia, può modificare il suo aspetto. Finché la fitopatologia non cambia, gli effetti diretti e indiretti sono identici. E non c’è motivo per modificare il modello di profilassi: la somministriamo sempre a stomaco pieno, perché l’assorbimento è due volte maggiore che a stomaco vuoto, calibrando la dose per chilo di peso. Facciamo 8 settimane di trattamento e 4 mesi di riposo. Ma quello che è vero è che nei 4 mesi di riposo (8 settimane con una dosi settimanale e 4 mesi di riposo), perché non crolli la concentrazione tissutale, più nello specifico di tessuto adiposo dell’ivermectina che ovviamente inizia a diminuire a partire dal momento in cui non la si usa più, manteniamo una dose ogni 15 giorni. Il mio protocollo sperimentale (IDEA) si basa su Ivermectina in dosi abbastanza alte, Dexamethasone, enoxeparina per iniezione come anticoagulante nei casi gravi e Aspirina come anticoagulatore nei casi lievi o moderati”.
Gli studi condotti insieme a Robert R.Hirsch, sull’effetto preventivo di ivermectina e il protocollo IDEA
«In sei province argentine, l’ivermectina è stata ufficialmente autorizzata e i medici di quelle province lo usano senza inconvenienti e con ottimi risultati. L’ivermectina è utilizzata nella prevenzione, nel trattamento e persino nella riduzione del periodo di convalescenza», spiega Carvallo che insieme all’infettivologo Roberto R. Hirsch dell’Università di Buenos Aires ha condotto diversi studi in cui è emerso in particolare l’effetto preventivo del farmaco: in uno, su 162 operatori sanitari che hanno preso ivermectina nessuno ha contratto il virus contro una media del 25% di contagi in questa categoria di lavoratori. (https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=&ved=2ahUKEwjZstyelp7wAhXN_KQKHXqpBm4QFjAAegQIBBAD&url=https%3A%2F%2Fmedwinpublishers.com%2FJIDTM%2Fcovid-19-and-ivermectin-prevention-and-treatment-update.pdf&usg=AOvVaw2TJpEHGjPtZM2vgkn9AUkY) In uno studio retrospettivo pubblicato sul Journal of Infectious Diseases & Therapy in cui è stato adottato il protocollo I.D.E.A. (ivermectina, dexametasone, enoxaparina e aspirina), il farmaco ha dimostrato la sua efficacia in ogni stadio della malattia con forte riduzione del tasso di mortalità e del bisogno di ospedalizzazione, purché somministrata nelle prime fasi della malattia.
*BRPAGE*
Elera e i casi di guarigione a Nord del Peru: la dirimente è la dose.
“Dopo 10 giorni dalla pubblicazione su Pubmed degli studi che dimostravano l’efficacia di ivermectina, Oms l’ha proibita sostenendo che fosse consentita solo a uso veterinario – commenta Elera- Da lì, tutti i lavori pubblicati a favore di ivermectina non sono mai più stati presi in considerazione nel mondo. Ricordo uno studio in Colombia, a Bogotà, per il quale venne regalata ivermectina e alla fine dissero che non serviva. Certo, somministrata a 300 microgrammi per chilo il risultato è stato di concludere che a queste dosi non aveva effetto. Bisogna dare da 2 a 9 gocce per chilo di peso perché funzioni. Qui a Trujillo ho trattato circa 6.000 lavoratori e posso dirlo.
Controindicazioni? No, non ci sono dosi letali di invermectina. Pensiamo solo che con 20 grammi di paracetamolo si va in necrosi epatica. Ivermectina non presenta problemi, non è tossica, è controindicata solo per pazienti allergici”.
