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Cronache
Corruzione e appalti accanto a droga e omicidi: è la mafia di oggi

Mafie, Dia: corruzione anello congiunzione tra imprese e p.a.

“I professionisti e gli imprenditori collusi, l’'area grigia' dell’economia criminale, consentono alle cosche di entrare in contatto con un’altra 'area grigia', altrettanto pericolosa, in cui operano gli apparati infedeli della pubblica amministrazione. La corruzione è l’anello di congiunzione tra queste due aree. Lo strumento attraverso il quale le cosche, mediate dall’imprenditoria collusa, diventano, di fatto, un vero e proprio contraente della pubblica amministrazione, con ciò rafforzando e consolidando la propria posizione”. E’ l’allarme lanciato dalla Dia nell’ultima relazione semestrale sull’attività svolta e i risultati ottenuti. “Le commesse pubbliche, i finanziamenti nazionali e comunitari, unitamente a settori da sempre privilegiati dalle consorterie mafiose – prosegue la relazione - sono diventati un’occasione irrinunciabile per i gruppi criminali perché, oltre a consentire loro di drenare risorse e di riciclare denaro, permettono di infiltrarsi negli apparati pubblici e nelle procedure di aggiudicazione degli appalti”.

'Ndrangheta Dia, radicato livello penetrazione mondo politico

La 'ndrangheta esprime "un radicato livello di penetrazione nel mondo politico ed istituzionale, ottenendo indebiti vantaggi nella concessione di appalti e commesse pubbliche". Analogamente, "l’infiltrazione nel settore imprenditoriale le consente di inserirsi nelle compagini societarie sane, ottenendo il duplice effetto di riciclare i proventi illecitamente accumulati e di acquisirne ulteriori attraverso i canali legali, arrivando anche a 'scalare' le imprese fino a raggiungerne la titolarità". Lo scrive la Direzione investigativa antimafia nella relazione semestrale sulla sua attività trasmessa al Parlamento. Il complesso delle indagini restituisce ancora una volta "l’immagine di una ‘ndrangheta tendenzialmente silente, ma più che mai viva nella sua vocazione affaristico imprenditoriale, saldamente leader nei grandi traffici di droga, ambito in cui continua ad acquisire forza e 'prestigio', anche a livello internazionale".

Mafie, Dia: per Cosa nostra irrisolta questione leadership

“In uno scenario mafioso come quello attuale, caratterizzato da un impellente bisogno di un nuovo assetto e di risolvere l’annosa questione della leadership, la solidità, l’influenza criminale, la capacità militare ed il peso ‘politico’ delle singole famiglie, dei mandamenti e delle rispettive strutture di vertice ricoprono un ruolo fondamentale per la definizione dei rapporti di forza e, di conseguenza, per l’individuazione delle nuove strategie e dei nuovi equilibri”.

E’ l’analisi di Cosa nostra contenuta nell’ultima relazione semestrale trasmessa dalla Dia al Parlamento. “Una possibile risposta a tali necessità – spiega il documento - è la ricerca di ricostituire la rete relazionale all’interno delle consorterie siciliane, di ampliare gli obiettivi, di tornare a giocare un ruolo primario anche al di fuori del territorio di competenza, il cui tessuto socio-economico non garantisce più risorse sufficienti”.

Gli esiti delle operazioni più recenti confermano ulteriormente “una struttura gerarchicamente organizzata” e “un radicamento tipicamente geografico delle organizzazioni criminali siciliane che stanno mostrando la propensione, da una parte a rivitalizzare i contatti tra le famiglie dell’isola e, dall’altra, a recuperare i rapporti con le proprie storiche propaggini all’estero”. A ciò va aggiunto “il tentativo, spesso riuscito, di tessere ulteriori alleanze con sodalizi stranieri, ad esempio balcanici e sud-americani, soprattutto per il traffico di stupefacenti”. 

Bombe Foggia, Dia: mafia spietata; punisce chi si ribella 

Nella provincia di Foggia, “il forte legame dei gruppi criminali con il territorio, i rapporti familistici di gran parte dei clan e la massiccia presenza di armi ed esplosivi favoriscono un contesto ambientale omertoso e violento”. E’ quanto si legge nell’ultima relazione semestrale della Dia al Parlamento, secondo cui “l’assoggettamento del tessuto socio-economico, quando non è direttamente connesso agli atti intimidatori perpetrati dalle cosche, è il risultato della diffusa consapevolezza che la mafia di quella provincia è spietata e punisce pesantemente chi si ribella”.

L’analisi degli assetti interni alle consorterie criminali pugliesi attesta “la peculiare eterogeneità della mafia foggiana, suddivisa nelle tre distinte articolazioni della società foggiana, della mafia garganica e della malavita cerignolana. Ciononostante, importanti esiti giudiziari confermano come il fenomeno mafioso in Capitanata, analogamente a quanto avvenuto in passato per le altre mafie italiane, sia avviato verso forme più strutturate e sistematiche di organizzazione”.

In sostanza, avverte la Dia, “si configura una tendenza al superamento di quelle forme di instabilità e conflittualità tipiche della camorra campana, cui la mafia foggiana è legata per ragioni di criminogenesi, per protendere verso nuovi assetti organizzativi, più consolidati e fondati su strategie condivise, emulando in tal modo, anche in un’ottica espansionistica, la ‘ndrangheta”. Le indagini dimostrano, inoltre, come anche nella provincia di Foggia “si stia consolidando un’area grigia, punto di incontro tra mafiosi, imprenditori, liberi professionisti e apparati della pubblica amministrazione. Una “terra di mezzo” dove affari leciti e illeciti tendono a incontrarsi, fino a confondersi”.

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    rapporto semestrale dia
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