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Cronache
Rebus via Arenula per il sindaco. Sul nome serve anche l'ok del Cav

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Riforma elettorale. Lavoro. Fisco. Non è un caso che tra le priorità del nuovo governo elencate da Renzi non ci sia la giustizia. La poltrona di via Arenula, come sempre, è forse quella che scotta di più. Un nome ostile a Berlusconi sarebbe un ostacolo sulla strada delle riforme. Da Vietti a Calvi, da Orlando alla Pomodoro alla fine il nome giusto potrebbe essere quello di Barbuto. Ecco i motivi che porteranno alla scelta del leader del Pd.

POLTRONA CRUCIALE - "No a un giustizialista". Lo dicono da Forza Italia, lo dice lo stesso Angelino Alfano, che del nuovo governo Renzi dovrebbe far parte. Il nuovo Guardasigilli avrà un compito difficile, così come i suoi predecessori. Dall'avvento di Berlusconi in politica e dalla moltitudine di procedimenti giudiziari a suo carico il ministro della Giustizia ha dovuto sempre ricoprire un ruolo particolare, spesso offuscato da ambiguità e presunte leggi ad personam. Renzi promette di rompere col passato, ma la realtà è che un nome apertamente ostile a Berlusconi, o che quantomeno il centrodestra consideri come tale, potrebbe pregiudicare le riforme che l'ormai ex sindaco di Firenze vorrebbe mettere in campo. Per questo c'è anche chi parla di un nemmeno troppo tacito accordo tra Renzi e Berlusconi: un ministro della Giustizia neutro in cambio di un'opposizione non ostruzionista sui provvedimenti più importanti.

I NOMI - Le strade per Renzi sono sostanzialmente due: un nome tecnico o un nome politico, andando anche incontro alle richieste di Napolitano. Per quanto riguarda la seconda ipotesi si fa il nome di Andrea Orlando, che traslocherebbe così dal ministero dell'Ambiente. Si tratterebbe di una soluzione interna che il centrodestra potrebbe non disdegnare. Orlando ha il profilo e le competenze adatte per il Pd, del quale è stato responsabile giustizia prima di entrare nel governo Letta. E proprio il suo passaggio nell'esecutivo di Letta ha, per così dire, migliorato la sua immagine anche a destra rendendo il suo profilo più neutro. L'altra strada è quella di un nome tecnico. E qui le ipotesi, negli ultimi giorni, si sono sprecate. Starebbero risalendo nelle ultime ore le quotazioni di Michele Vietti, vicepresidente del Csm in quota Udc. Vietti sarebbe un nome capace di mettere d'accordo centrosinistra e centrodestra e tranquillizzerebbe il Cavaliere. Si è parlato anche di Giovanni Flick, che ha occupato lo stesso incarico nel primo governo Prodi, e che alle ultime elezioni si è presentato con il Centro Democratico di Bruno Tabacci. Una figura da non trascurare è quella di Mario Barbuto, presidente della corte d'appello di Torino. Si tratta di un nome non connotato politicamente e molto efficiente all'interno della macchina giustizia. Durante il suo incarico, Barbuto ha limitato drasticamente i tempi del processo civile e combacia perfettamente con quel profilo di merito ed efficienza che tanto ama Renzi. Un altro nome tecnico è quello dell'avvocato fiorentino Andrea Proto Pisani, che ha già preparato una proposta di riforma del diritto civile.

LA TERZA VIA - C'è anche un'altra ipotesi: quella della rottura. Renzi potrebbe fregarsene di Berlusconi, emancipandosi come richiesto dall'avvocato Giulia Bongiorno in un'intervista ad Affaritaliani.it. In questo caso i nomi potrebbero essere quelli di Michele Emiliano, sindaco di Bari ed ex magistrato renziano della prima ora, e di Guido Calvi. Da non dimenticare nemmeno Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano teatro di tante battaglie giudiziarie di Berlusconi, e Valerio Onida. Tutti i nomi che andrebbero di traverso al Cavaliere e che significherebbero guerra aperta. Per questo, sembra più probabile che la terza via, almeno per ora, non venga intrapresa.

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