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Cronache
L'allarme del Wwf: "Basta con il cemento sulle nostre coste"

“Cemento coast-to coast: 25 anni di natura cancellata dalle più pregiate coste italiane”. Già il titolo dell'ultimo dossier del Wwf rende l'idea sulla situazione precaria delle regioni costiere. Lo studio mette a confronto i dati di oggi con quelli di fine anni '80 con il supporto di immagini tratte da Google Earth. L'allarme è su oltre 8mila chilometri di coste che andrebbero tutelati, valorizzati e preservati dall'intrevento dell'uomo.

Dal 1988 ad oggi ben 312 "macro attività umane" hanno sottratto suolo naturale lungo le nostre coste. C'è un po' di tutto: dai villaggi ai residence, passando per centri commerciali, porti, autostrade, dighe e barriere. Il risultato è l'alterazione del profilo e del paesaggio del nostro paese. Con grandi perdite nella biodiversità e nel patrimonio naturale.

Il 10 % delle coste italiane sono artificiali e alterate dalla presenza di infrastrutture pesanti. Le regioni più colpite sono Sicilia e Sardegna, con 95 e 91 casi di nuove aree costiere invase da cemento. In generale però la costa adriatica ha il recor negativo con meno del 30% del waterfront libero da urbanizzazioni.

Non solo. Anche le aree protette che l'Europa chiede all'Italia di salvaguardare hanno subito interventi e rischiano di scomparire. Proprio quest'anno ISPRA, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, aveva definito lo stato di conservazione complessivo degli habitat costieri di interesse comunitario “non soddisfacente” (cattivo o inadeguato) per l’86,7% a fronte di un dato medio di tutti gli habitat presenti in Italia del  67,6%

Le colpe di questo deturpamento? A volte le aziende del settore turistico con il beneplacito delle amministrazioni locali portano a un aumento di cementificazione che, oltre al danno ambientale, contribuisce a svilire luoghi che tutto il mondo ci invidia. E poi c'è l'intricata giungla normativa che non difende adeguatamente le coste. Stato, Regioni, Enti locali sono colpevoli di questo disordine normativo

“Si pensa che lo scempio delle coste sia legato al passato, agli anni del boom delle seconde case e della grande speculazione edilizia o del raddoppio delle concessioni demaniali del 2000: purtroppo  non è così perché l’invasione del cemento non si è mai fermata", ha spiegato Gaetano Benedetto, direttore politiche ambientali del Wwf Italia.

"Solo una visione miope e scellerata può consentire questo scempio" dice Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia. "Gestione integrata, uso sostenibile e attento, rinaturalizzazione dovranno essere le parole chiave del futuro, magari investendo in un lavoro di recupero e riqualificazione delle nostre coste, speculare a quello invocato da Renzo Piano per le aree periferiche delle grandi città. Se si riuscirà a fare tutto questo tra 10 anni la fotografia dallo spazio sarà meno inclemente e potremo dire di essere riusciti a salvare la nostra ‘Grande Bellezza’ che confina col mare”.

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coste italianecementowwfrapporto wwf
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