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Covid-19. Tra diritto alla Salute e Democrazia sospesa

Stiamo vivendo scenari inediti, con un sovraccarico di bare che ci spacca il cuore, e misure restrittive mai viste prima

Covid-19. Tra diritto alla Salute e Democrazia sospesa
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Covid-19. Tra diritto alla Salute e Democrazia sospesa

Stiamo vivendo scenari inediti, con un sovraccarico di bare che ci spacca il cuore, e misure restrittive mai viste prima.

La quasi totalità di noi non ha visto la Guerra, non conosce, se non per mezzo dei libri di storia, misure così restrittive e così strinanti della libertà di movimento, d’impresa, e di vita sociale. È qualcosa che è arrivato all’improvviso, che s’è impresso come un trauma. Specialmente nelle Regioni del Sud Italia, dove la curva dei contagi non è ancora sentita in maniera cocente, e la gente non percepisce per il momento sulla pelle l’intasamento dei nosocomi e la pandemia.

E chi – della guerra ha memoria – al Covid-19 risulta particolarmente fragile, con il rischio che la sua memoria venga lavata via “senza respiro”. Nelle situazioni di crisi però, che siano economiche (lo abbiamo vissuto dopo il collasso del 2008 e nel 2011 coi governi tecnici) ed oggi in particolare, con l’exploit dei contagi, si accettano misure che mai si sarebbero tollerate in altri frangenti.

Lo scrittore-giornalista e filosofo Marcello Veneziani, pone l’accento sul problema con una riflessione dalle colonne de La Verità del 15 marzo 2020:

“Stiamo sperimentando sulla nostra pelle che nel nome della salute è possibile revocare la libertà, sospendere i diritti elementari e la democrazia, imporre senza se e senza ma norme restrittive, fino al coprifuoco.

È possibile mettere un paese agli arresti domiciliari, isolare gli individui, impedire ogni possibile riunione di persone, decomporre la società in molecole, e tenerla insieme solo con le istruzioni a distanza del potere sanitario. Più magari un vago patriottismo ricreativo e consolatorio, da finestra o da balcone…

Nessuno mette in discussione la profilassi e la prevenzione adottate, si può dissentire su singoli provvedimenti, su tempi, modi e aree di applicazione; ma nessuno vuol farsi obiettore di coscienza, renitente, se non ribelle, agli imperativi sanitari vigenti.

E comunque tutti li accettiamo col sottinteso che si tratta di un periodo breve, transitorio, uno stato provvisorio d’eccezione. Ma se il rischio dovesse protrarsi, si potrebbe protrarre anche la quarantena e dunque la carcerazione preventiva di un popolo. Disperso, atomizzato, in tante cellule che devono osservare l’obbligo di restare separate (ecco come sterilizzare il populismo).”

Nessuno di noi può mettere in discussione un parere medico, non ne abbiamo né le competenze né la pretesa, però quando le tesi dei ricercatori, dei virologi e microbiologi, sono contrastanti, è giusto porsi delle domande, avanzare critiche, veicolare opinioni e soprattutto valutare un insieme di fattori. Scelte così importanti in Politica portano dietro un corollario immane di responsabilità.

Se le scelte sanitarie si intrecciano con l’ordine pubblico, i rapporti sociali, la sopravvivenza delle PMI, l’occupazione, gli investimenti, le libertà individuali, le catene di produzione, il valore del marchio Made in Italy, i trasporti, i rapporti famigliari; e se a catena tutto ciò incide sull’umore, sull’ansia, sul panico, dei cittadini del globo – è evidente come, assorbito lo shock, molti interrogativi verranno a galla. E nuovi capitoli nei libri di storia verranno scritti.

Di Andrea Lorusso

FB @andrealorusso1991