Addio all’uomo che cambiò il modo di leggere il Dna
È morto a San Diego John Craig Venter, uno degli scienziati più influenti e controversi della genetica moderna. Aveva 79 anni ed era stato ricoverato per complicazioni legate a una terapia contro un tumore diagnosticato di recente. Il suo nome resta legato soprattutto alla corsa per il sequenziamento del genoma umano, l’impresa scientifica che all’inizio degli anni Duemila cambiò il modo di leggere il Dna e aprì una nuova stagione della medicina e della biotecnologia.
Dalla Marina in Vietnam alla UC San Diego, il percorso dello scienziato che accelerò la genomica: ecco chi era
Venter era nato il 14 ottobre 1946 a Salt Lake City, nello Utah. Dopo l’inizio degli studi al College of San Mateo, in California, fu arruolato nella Marina degli Stati Uniti e inviato in Vietnam, dove prestò servizio come infermiere militare. Al ritorno negli Stati Uniti si laureò in biochimica nel 1972 e conseguì il dottorato in fisiologia e farmacologia nel 1975 alla University of California di San Diego.
La carriera accademica iniziò alla State University of New York at Buffalo, prima del passaggio nel 1984 ai National Institutes of Health. Lì Venter lavorò su una tecnica per identificare rapidamente gli Rna presenti in una cellula e contribuì allo sviluppo degli expressed sequence tags, brevi sequenze usate per individuare i geni attivi. Il tentativo di brevettare quelle sequenze scatenò una forte polemica e alimentò una delle questioni più delicate della genetica moderna. Chi possiede i dati della vita?
Nel 1992 fondò il TIGR, The Institute for Genomic Research. Tre anni dopo, il suo gruppo sequenziò il genoma di Haemophilus influenzae, un batterio che diventò il primo organismo a vita libera interamente decifrato. Fu una tappa decisiva per le tecniche di sequenziamento rapido, che Venter avrebbe poi portato al centro della competizione scientifica più importante della sua carriera.
Nel 1998 nacque Celera Genomics, la società con cui Venter sfidò apertamente lo Human Genome Project, il programma pubblico statunitense da circa 3 miliardi di dollari dedicato alla mappatura del genoma umano. Venter sosteneva che il progetto procedesse troppo lentamente e che con metodi più aggressivi, meno costosi e più rapidi si potesse arrivare prima allo stesso risultato.
La sfida trasformò il sequenziamento del Dna umano in una corsa mondiale. Celera utilizzò una strategia basata sullo shotgun sequencing, mentre il progetto pubblico seguiva un approccio più graduale e controllato. Nel 2000 arrivò l’annuncio congiunto dei risultati, presentato alla Casa Bianca alla presenza del presidente Bill Clinton. La pubblicazione scientifica arrivò poi nel 2001.
La scelta di Celera di costruire una banca dati genomica accessibile a pagamento rese Venter una figura scomoda per una parte della comunità scientifica. Molti ricercatori rivendicavano il principio opposto, cioè la libera disponibilità dei dati genetici. Il progetto privato ebbe meno successo commerciale del previsto e Venter fu estromesso da Celera all’inizio del 2002.
La sua carriera, però, non si fermò al genoma umano. Nel 2010 il suo gruppo annunciò la costruzione della prima cellula batterica autoreplicante controllata da un genoma sintetico. In laboratorio fu realizzato un corredo genetico artificiale e inserito in un batterio privato del proprio Dna naturale. Il microrganismo iniziò a replicarsi seguendo le istruzioni del nuovo genoma.
Quella scoperta portò Venter oltre la genetica e dentro il dibattito bioetico. Il confine tra leggere la vita e riscriverla sembrò più sottile. Per questo venne raccontato spesso come lo scienziato della “vita artificiale”, formula suggestiva ma anche riduttiva. Il suo lavoro non creò la vita dal nulla, ma dimostrò che un genoma costruito in laboratorio poteva guidare il funzionamento di una cellula.
Venter è stato insieme scienziato, imprenditore e provocatore. Ha accelerato la ricerca, ha irritato i colleghi, ha spinto la genomica verso modelli industriali e ha costretto il mondo scientifico a fare i conti con domande nuove. La sua eredità resta in quel passaggio decisivo: dal Dna come oggetto da decifrare al Dna come codice da progettare.

