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Cucchi, quei silenzi del Comandante generale dei Carabinieri

di Pietro Mancini

Sulla vicenda Cucchi, Matteo Renzi dirà ciò che pensa non al Parlamento e al Paese. Ma solo a papà Tiziano e agli avventori del bar del suo paese, Rignano. Pietro Grasso ha lanciato quello che, ieri, Travaglio ha definito un “monitino mica da ridere” : chi sa parli ! Perché l’attuale Presidente del Senato non è intervenuto, quando occupava una delle poltrone più alte della magistratura, quella di Capo della Procura nazionale antimafia ?

Mediaticamente efficace, ma praticamente inutile per l’accertamento della verità, l’intervento “doppiopesista” di don Giuseppe Pignatone: comprensione per le istanze dei familiari del ragazzo riempito di botte, ma elogio delle toghe, che hanno condotto l’inchiesta.

Una dimostrazione di serietà e di trasparenza, tanto ai politici quanto ai magistrati, ma in primis al Paese, potrebbe darla il Comandante generale dei Carabinieri, ordinando una rigorosa inchiesta sugli uomini dell’Arma, che ebbero in consegna Cucchi, soprattutto alla luce delle dichiarazioni di uno degli agenti, assolti, della polizia penitenziaria: “Stefano arrivò con i segni del pestaggio!”.

In una fase delicata e tesa- caratterizzata anche dalla vicenda del decesso, dopo il drammatico arresto, a Firenze, del figlio dell’ex calciatore Magherini, forse vittima di botte letali, denunciate dai familiari – i Carabinieri, facendo luce sulle eventuali “mele marce” al loro interno, darebbero una risposta chiara e molto attesa da quel 65 per cento di italiani, turbati e assolutamente non convinti dal verdetto “libera tutti”della Corte d’Appello di Roma.