Da Mario Roggero ai fratelli Shu e Liu: i casi di chi ha inseguito ladri e rapinatori ed è finito condannato
C’è un delicato equilibrio tra il diritto di difendersi e i limiti imposti dalla legge, e a ricordarcelo sembra essere il caso di Mario Roggero. La Cassazione ha reso definitiva la condanna del gioielliere di Grinzane Cavour a 14 anni e 9 mesi di reclusione per l’uccisione di due rapinatori e il ferimento di un terzo dopo la rapina subita nel 2021.
Per i giudici, quando Roggero aprì il fuoco l’azione criminale era ormai terminata e il pericolo non era più attuale. Quello del gioielliere piemontese, però, non è l’unico caso in cui chi ha reagito a un furto o a una rapina è stato poi condannato.
Tra i precedenti più noti figura quello di Mirco Franzoni, allevatore di Serle, nel Bresciano. Nel dicembre 2013, dopo aver sorpreso alcuni ladri che avevano appena colpito l’abitazione del fratello, uscì armato, li inseguì e sparò, uccidendone uno. Dopo un lungo iter giudiziario, la Cassazione confermò la condanna a 9 anni e 4 mesi per omicidio volontario. Anche in questo caso i giudici esclusero la legittima difesa, ritenendo che l’inseguimento avesse fatto venir meno il requisito dell’attualità del pericolo.
Più recente il caso dei fratelli Shu Zou e Liu Chongbing, gestori di un bar di Milano. Nell’ottobre 2024 bloccarono un uomo sorpreso a rubare gratta e vinci e denaro dal locale. Secondo la ricostruzione dell’accusa, il ladro venne inseguito e colpito con decine di fendenti di forbici, morendo poco dopo.
Nel processo di primo grado entrambi sono stati condannati a 17 anni di reclusione per omicidio volontario. La vicenda è stata spesso richiamata nel confronto nato dopo la sentenza Roggero per le analogie legate all’inseguimento del presunto autore del furto e alla valutazione della proporzionalità della reazione.
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Tra i casi che hanno fatto discutere figura anche quello del macellaio calabrese Francesco Putortì. L’uomo, nel 2024, sparò e uccise un ladro sorpreso nella propria abitazione. I giudici esclusero la legittima difesa ritenendo che i colpi fossero stati esplosi quando il pericolo non era più attuale, arrivando alla condanna per omicidio.
Nello stesso anno, Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare, a Viareggio, inseguì con la propria auto l’uomo accusato di averle rubato la borsa e lo investì, provocandone la morte. La Corte d’Assise di Lucca l’ha condannata per omicidio volontario, escludendo che si trattasse di legittima difesa.
Noto, poi, il caso che coinvolse nel 2025 una guardia privata, che sparò contro un ladro che stava tentando di rubare rame in uno stabilimento dismesso. Il colpo raggiunse il ladro mentre era in fuga: i giudici esclusero la legittima difesa perché non vi sarebbe stata una situazione di pericolo attuale.
Pur riguardando vicende molto diverse tra loro, questi procedimenti si snodano attorno an elemento comune: i giudici hanno ritenuto che la reazione fosse avvenuta quando l’aggressione era ormai terminata oppure con modalità giudicate sproporzionate rispetto alla minaccia.
È proprio questo il punto che emerge anche dalla sentenza definitiva sul caso Roggero: la legittima difesa, secondo la giurisprudenza, richiede che il pericolo sia attuale e che la reazione sia necessaria e proporzionata all’offesa. Quando questi requisiti vengono meno, la risposta armata può integrare il reato di omicidio volontario.

