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Dalla Lombardia parte l’alleanza delle Regioni del Nord

L’incontro di Milano promosso dall’assessore Guido Guidesi con rappresentanti da Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria, Piemonte e Veneto è un segnale politico: il Nord rivendica una leadership politica capace di rappresentare gli interessi comuni delle grandi Regioni produttive

Dalla Lombardia parte l’alleanza delle Regioni del Nord

C’è chi leggerà l’incontro di Milano come un semplice tavolo istituzionale tra assessori regionali. Ma chi conosce la storia politica del Nord sa che potrebbe essere molto di più, il primo mattone di un nuovo progetto politico-istituzionale capace di riportare al centro il ruolo delle Regioni che producono ricchezza, innovazione e occupazione; iniziativa ancora più interessante considerata la fase attuale in cui l’Europa è chiamata a ridefinire la propria politica industriale, rafforzare la competitività e affrontare le grandi trasformazioni economiche e geopolitiche, il vertice lombardo assume un significato che va oltre i confini nazionali.

L’iniziativa, promossa dall’assessore lombardo allo Sviluppo Economico Guido Guidesi, ha riunito a Milano i rappresentanti di Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto in un momento decisivo per il futuro economico del Paese, segnato dalla conclusione del PNRR e da profondi cambiamenti geopolitici.

Non è stato soltanto un confronto tecnico. È stato un segnale politico.

Cinque Regioni che rappresentano oltre la metà del Pil italiano

Le cinque Regioni rappresentano infatti oltre la metà del Prodotto interno lordo italiano e costituiscono il cuore manifatturiero del Paese, uno dei sistemi industriali più competitivi d’Europa. È da qui che nasce l’idea di un fronte dei territori che producono ricchezza, esportano nel mondo, investono nell’innovazione e chiedono di poter decidere con maggiore autonomia il proprio futuro.

L’impulso arriva dalla Lombardia, da sempre locomotiva economica d’Italia, e dall’intuizione politica di Guido Guidesi, convinto federalista, che vuole rimettere al centro il valore delle autonomie territoriali, della responsabilità amministrativa e della capacità dei territori produttivi di costruire sviluppo. Una visione che oggi assume una rinnovata attualità nel contesto europeo, dove le Regioni sono sotto pressione e rischiano di perdere il loro ruolo strategico a causa della volontà della Commissione Europea di accentrare agli Stati membri la gestione delle risorse europee, attualmente assegnate e amministrate direttamente dalle Regioni. L’istituzione di una Cabina di regia permanente, con una visione strategica fino al 2050, va esattamente in questa direzione. L’obiettivo è proprio quello di ridare centralità alle Regioni elaborando proposte legislative, costruire strategie condivise da sottoporre al Governo e alla Commissione europea e rafforzare le sinergie tra i principali distretti industriali italiani.

È un cambio di paradigma. Per troppo tempo il dibattito nazionale ha contrapposto Nord e Sud in una logica di redistribuzione delle risorse. Oggi emerge invece una nuova consapevolezza: senza un Nord forte non può esserci un’Italia forte. Rafforzare la competitività delle Regioni che generano la maggior parte della ricchezza nazionale significa creare sviluppo, occupazione e benessere per l’intero Paese. Il cambio di paradigma è evidente. Più che contrapporre territori, la sfida consiste nel rafforzare quei sistemi produttivi che possono contribuire alla crescita dell’intero Paese e dell’Europa. In un mercato unico sempre più esposto alla concorrenza di Stati Uniti e Cina, investire sulla competitività delle aree più innovative significa creare valore, occupazione e opportunità diffuse, con effetti positivi lungo l’intera filiera economica nazionale.

La nascita di un “Sindacato del Nord” che rappresenti gli interessi comuni delle grandi Regioni produttive

Si potrebbe definire una sorta di ‘Sindacato del Nord’: una leadership politica capace di rappresentare gli interessi comuni delle grandi Regioni produttive, coordinando strategie economiche, infrastrutturali e industriali con una voce unica nei confronti di Roma e di Bruxelles. Non una nuova istituzione, ma un modello di governance condivisa che valorizzi il peso economico e politico del Nord Italia.

La Lombardia torna così a essere laboratorio politico oltre che economico. Ed è proprio da Milano che potrebbe partire una nuova stagione del federalismo, fondata non sulla protesta ma sulla proposta, non sulla contrapposizione ma sulla responsabilità, con l’obiettivo di costruire un’Italia più competitiva in Europa e più capace di valorizzare i territori che ne trainano la crescita.

Se questo percorso saprà consolidarsi, il vertice di Milano sarà ricordato non soltanto come un incontro tra assessori regionali, ma come il momento in cui ha iniziato a prendere forma una nuova stagione politica: quella delle Regioni del Nord unite, del federalismo moderno, con la Lombardia ancora una volta protagonista del cambiamento.