Rottamazione-quinquies, Debit Consulting: secondo Lipani aderire era spesso la scelta giusta, ma senza una diagnosi complessiva molti si sono impegnati su rate che non reggono
Il 30 aprile 2026 si è chiuso il termine per aderire alla rottamazione-quinquies, la definizione agevolata della Legge di Bilancio 2026 per i carichi affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 2000 e il 2023. Centinaia di migliaia di contribuenti hanno presentato domanda. Ma per una parte rilevante di loro, secondo chi gestisce queste situazioni ogni giorno, l’adesione rischia di rivelarsi un sollievo solo apparente.
A spiegarlo è Lorenzo Lipani, amministratore di Debit Consulting, società specializzata nella gestione del sovraindebitamento per privati e imprese: “Aderire alla quinquies, in molti casi, era la scelta corretta: cancella sanzioni, interessi di mora e aggio, e per chi ha solo debiti fiscali sostenibili è un’ottima opportunità. Il problema è un altro. Una parte consistente di chi ha aderito lo ha fatto senza controllare davvero le cartelle, oppure perché non sapeva cos’altro fare. Si è agganciato all’unica scialuppa visibile, senza chiedersi se fosse quella giusta“.
Il punto, secondo Lipani, è che la rottamazione interviene solo sul debito fiscale e lascia intatto il capitale. “Sanzioni e interessi spariscono, ma il capitale dovuto resta, per intero. Per molte famiglie e molte PMI proprio il capitale è la parte insostenibile. Chi ha aderito convinto di aver risolto, spesso si è solo impegnato su un piano di rientro che salta dopo poche rate. E quando salti la rottamazione, decadi: torni al punto di partenza, con il debito pieno e una strada in meno“.
C’è poi il problema delle cartelle mai verificate. “Molti aderiscono a importi che non hanno mai controllato. Cartelle prescritte, vizi di notifica, errori di calcolo, somme già pagate: tutte cose che una verifica preventiva avrebbe potuto far emergere. Aderendo alla rottamazione, invece, quel debito lo si riconosce e lo si cristallizza. In alcuni casi le persone stanno pagando rate su importi che, contestati per tempo, sarebbero stati ridotti o azzerati“.
Ma la questione più profonda, insiste Lipani, è che la rottamazione tocca un solo pezzo del problema: “Chi viene da noi raramente ha un solo tipo di debito. Ha la cartella, ma ha anche tre finanziarie e uno scoperto di conto. La quinquies sistema la cartella e lascia tutto il resto dov’era. Dopo l’adesione queste persone si ritrovano con la stessa esposizione bancaria e al consumo di prima, più un nuovo piano di rate fiscali da onorare. Non sono usciti dalla crisi: l’hanno solo riorganizzata“.
La strada che secondo Lipani molti hanno saltato sono le procedure di sovraindebitamento, disciplinate dalla ex Legge 3/2012 e oggi dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (D.Lgs. 14/2019): “Sono procedure che, a differenza della rottamazione, possono incidere anche sul capitale e su debiti di qualsiasi natura, finanziari e fiscali insieme. In presenza dei requisiti, il giudice può omologare un piano che il debitore è effettivamente in grado di sostenere, liberandolo dal resto. È lo strumento che mette tutto in un unico quadro, invece di tamponare una voce alla volta“.
Il messaggio per chi ha già aderito non è di disperare: “Aver aderito non chiude le porte. Chi è dentro una procedura di sovraindebitamento può, in determinati casi, coordinarla anche con la rottamazione. Ma serve una regia. La cosa peggiore è restare fermi a pagare rate su un piano che si sente già traballare, sperando che regga. Se le rate fiscali si sommano a finanziarie e prestiti che non si riescono a coprire, è il momento di fare la diagnosi completa che non è stata fatta prima della scadenza“, secondo Lipani.
L’amministratore torna poi su quello che descrive come il metodo di Debit Consulting: nessuna falsa promessa. “Sul mercato girano messaggi del tipo ‘cancelliamo i tuoi debiti’. Noi non lavoriamo così. A volte la soluzione è la rottamazione, a volte una procedura di sovraindebitamento, spesso una combinazione di strategie diverse. Il nostro lavoro è capire quale, caso per caso, e dirlo con onestà, anche quando la risposta è che non c’è una via facile. Chi ha aderito alla quinquies senza questa diagnosi non ha sbagliato per forza, ma ha fatto un passo importante a occhi chiusi. Vale la pena riaprirli adesso, prima che salti la prima rata“.

