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Delitto Lea Garofalo, parla il pentito. Cosco voleva uccidere anche sua figlia Denise

Delitto Lea Garofalo, parla il pentito. Cosco voleva uccidere anche sua figlia Denise
Fiaccole

Dopo aver ammazzato la sua ex compagna Carlo Cosco fece “un unico commento”. Disse: “La bastarda se ne era accorta”, cioè aveva capito che lui l’aveva portata in un appartamento per ucciderla. Lo ha raccontato in aula il pentito Carmine Venturino, che nei mesi scorsi ha messo a verbale nuovi dettagli sull’efferato omicidio di Lea Garofalo.

Secondo quanto riferito dal pentito, Cosco, dopo aver ucciso la collaboratrice di giustizia, avrebbe avuto anche l’intenzione di ammazzare la loro figlia, Denise, perché dopo l’omicidio la giovane stava parlando con gli investigatori. “Se sono vere queste dichiarazioni che sta facendo, fate quello che dovete fare”, avrebbe detto proprio a Venturino.

 Il racconto del pentito non tralascia i momenti più drammatici. “Mentre il corpo bruciava, spaccavamo le ossa con una pala”, ricorda l’uomo, spiegando anche di avere visto che la corda con cui era stata strangolata la donna “le era entrata nella carne e lei aveva molti colpi in faccia, una parte della faccia era schiacciata”. Ad ascoltarlo, in un corridoio vicino all’aula e non visibile, c’era la figlia di Lea, che vive sotto protezione.

Venturino ha ripercorso gli attimi in cui vide, assieme a Rosario Curcio, un altro imputato, il cadavere di Lea in un appartamento dopo che la donna era stata uccisa da Carlo Cosco e dal fratello Vito. “Aveva i vestiti strappati sul petto e un laccio verde sul collo con cui era stata strangolata – ha spiegato -, c’era del sangue”. Lui e Curcio misero il corpo “in uno scatolone” e nei due giorni successivi in un magazzino nel monzese lo bruciarono e fecero sparire i resti.

“Mi sono innamorato di Denise il 17 marzo del 2010, dopo che è stata uccisa sua madre Lea, il 24 novembre 2010″. Ha raccontato Carmelo Venturino. “Prima di essere arrestato – racconta, rispondendo alle domande degli avvocati – mi sono pentito perche’ vedevo Denise solo e disperata nel suo dolore, mi sono reso conto che anch’io sono responsabile della morte di sua madre e ho deciso che dovevo fare qualcosa”.”Ho iniziato a frequentarla – ha continuato – poi lei e’ un angelo e mi sono innamorato di lei, ma non sono riuscito a dirle la verita su sua madre”.

“Accuso i miei coimputati – spiega – che pure considero una famiglia e mi accuso io solo per amore di Denise e poi per chiedere alla Corte l’opportunita’ di rifarmi una vita”.”Non e’ che Carlo Cosco decide di uccidere Lea Garofalo…, e’ un delitto imposto dalla ‘ndrangheta”.

 Venturino afferma che la Garofalo si era “macchiata” perche’ aveva abbandonato il marito mentre lui era in carcere e perche’ aveva collaborato con la giustizia nell’indicare il fratello Floriano Garofalo come responsabile di un delitto. A ‘eliminarla’ sarebbe dovuto essere il fratello che pero’ la salvo’, racconta Venturino, ma poi a sua volta venne ucciso e, a quel punto, toccava a Carlo ammazzarla “per le regole della “ndrangheta” anche se, concede il giovane pentito, avrebbe potuto non farlo rifutandosi di essere un ‘uomo d’onore’.

Rispondendo alle domande dei legali, alcuni dei quali hanno insinuato che le ammissioni di Venturino siano arrivate per evitare il carcere a vita, il pentito ha spiegato che “nella mia famiglia non c’e’ nessun pregiudicato, io sono la pecora nera”. Si e’ commosso accennando al fratello disabile mentale e ha spiegato di essere venuto in contatto con la criminalita’ organizzata dopo avere cominciato ad assumere droga