Il giudice per le indagini preliminari di Milano Roberto Crepaldi ha convalidato il controllo giudiziario di Deliveroo Italy, la filiale italiana del gruppo statunitense del food delivery, nell’ambito dell’inchiesta per caporalato coordinata dal pm Paolo Storari insieme ai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro. Il provvedimento arriva dopo il decreto d’urgenza emesso nei giorni scorsi dalla Procura e riguarda una platea di circa 20mila rider in tutta Italia, di cui circa 3mila operativi nella provincia di Milano. Un filone investigativo che ricalca quello che nelle scorse settimane aveva coinvolto Foodinho-Glovo.
Le accuse: compensi sotto la soglia di povertà
Secondo l’impostazione accusatoria, condivisa dal gip, la società avrebbe riconosciuto ai rider compensi ritenuti al di sotto della soglia di povertà, con pagamenti tra i 3 e i 5 euro a consegna e guadagni mensili attorno ai mille euro. Nel decreto si legge che “la gran parte dei rider, nonostante affermi di lavorare un numero di ore significativamente superiore rispetto al normale orario settimanale, percepisce un reddito netto annuo” inferiore a quanto previsto dal contratto nazionale di riferimento. Per il giudice, quindi, “non può negarsi” che si tratti di retribuzioni “non conformi ai parametri” contrattuali e neppure al “salario minimo costituzionale”.
Un amministratore giudiziario per regolarizzare le posizioni
Con la conferma del controllo giudiziario, un amministratore nominato dal tribunale dovrà intervenire per verificare e regolarizzare le posizioni dei lavoratori coinvolti. La società e il suo amministratore unico risultano indagati nell’inchiesta. L’obiettivo della misura è quello di affiancare l’azienda per adeguare l’organizzazione del lavoro e i compensi alle normative vigenti, in un settore che da anni è al centro del dibattito sullo status e sulle tutele dei rider.

