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Della corruzione e della lotta contro

Su un giudizio sono tutti d’accordo: la corruzione è un cancro che deve essere seriamente e coerentemente combattuto… L’analisi di Renzo Modiano

Su un giudizio sono tutti d’accordo: la corruzione è un cancro che deve essere seriamente e coerentemente combattuto.

Ogni Paese ne è afflitto, più o meno gravemente. L’Italia più gravemente di quasi tutti, persino più di molti Paesi del cosiddetto terzo mondo. Rubando la terminologia medica, si può dire che noi siamo nella fase terminale del male e si sta per entrare in coma. Infatti, tornando a parlare da economisti, è chiaro che, si e no, può vegetare un Paese sempre meno attrattivo di capitali esteri a causa di questo male e che, al suo interno, vede prevalere sempre le imprese marce su quelle condotte onestamente. Parafrasando Gresham, riferito alle monete, in Italia l’impresa cattiva caccia la buona.

Fin qui tutti d’accordo, ma è sulla terapia che nascono i dissensi, meglio, è la drasticità effettiva della lotta contro il male a far sorgere i dissidi. E’ sulle Leggi a contrasto del fenomeno che nascono i diverbi – non platonici o filosofici – perché quelle Leggi incideranno più o meno efficacemente sul male.

Sia chiaro, un fenomeno così radicato, di così antica genesi nel popolo italiano, nessuna Legge potrà debellarlo in un batter d’occhio, ma è di efficacia rapida delle Leggi che si ha bisogno estremo. Ora si discute su come incidere subito contro il morbo che ci sta soffocando.

Un percorso ostativo, ovviamente, è quello persecutorio, ossia punitivo, l’altro è quello in prevenzione, vale a dire dissuasivo sulle persone in condizione di corrompere e/o di farsi corrompere, perché rese facilmente individuabili, prese “con le mani nel sacco”.

In Italia, noi siamo molto indietro, sia sul primo, sia sul secondo percorso, anzi si può asserire che con i meandri del funzionamento burocratico e grazie alle infinite pieghe infilate (non a caso) nelle procedure-giudiziarie, sinora non si sia neppure voluto iniziare un serio percorso ostativo alla corruzione.

La Legge in discussione in Parlamento quanta strada fa nella giusta direzione? Questo è il quesito. La cura sarà efficace, o sarà la solita “Muina” all’italiana?.

Indubbiamente l’aumento delle pene e l’allungamento dei periodi di prescrizione hanno un contenuto ostativo sostanziale, soprattutto se, come sembra, conterranno il potenziamento della possibilità di indagine. Eliminare norme vigenti che di fatto agevolavano la corruzione e introdurre la possibilità concreta di finire in galera ha qualche peso nel disincentivare la corruzione. Questo è vero, ma non basta, perché la tentazione è forte, sopra tutto per un italiano, che è fatto così. Il contadino prussiano diceva al suo Imperatore: ”Ci sarà pure un giudice a Berlino”. L’Italiano direbbe: ”Ci sarà pure un buon avvocato nel mio Paese”. Una norma, un codicillo, un dubbio, una sentenza della Cassazione che fa precedente… Insomma una piega entro cui inguattarsi si può sempre trovare. Alla fine la faccio franca perché non è facile pescarmi se le procedure restano quelle che sono. Se gli appalti si danno come si sono sempre dati, se nessuno obietta perché i costi crescono sempre a dismisura, se è possibile che la Salerno-Reggio Calabria imperterrita continui a somigliare al moto perpetuo; se nessuno risponde per i milioni e milioni di Euro spesi per assurdità quali il ponte sullo stretto di Messina ecc. ecc.

Insomma, è chiaro che per combattere efficacemente la corruzione occorre rendere evidenziabile – subito, in prevenzione – l’insorgere del fenomeno. E’ un occhio estraneo, mutevole, di esperti competenti, magari estratti a sorte da un albo numeroso e fa le pulci ad ogni appalto, che preoccuperebbe il potenziale corrotto. Un occhio di falco con ampi poteri, a verifica di ogni concessione e interventi inesorabili farebbero paura e perciò sarebbero molto più dissuasivi, della sola possibilità remota di una pena per una colpa ancora nascosta in una giungla. Questi osteggerebbero di più la corruttela.

Un esempio di sicura efficacia preventiva: Ogni Ente, Ufficio, Dipartimento ecc. adibito a rilasciare un parere, una concessione, o a emettere un qualsiasi provvedimento, dovrebbe essere obbligato, per Legge, a indicare i termini temporali massimi entro i quali dovrà eseguire il proprio compito. Nessuno estraneo imporrebbe quel limite (ma dovrà essere giustificata l’autodefinizione) e le proroghe non saranno escluse a priori, ma dovranno efficacemente essere motivate ogni volta. E in caso di supero immotivato, il cittadino, o la società interessata all’emissione del provvedimento, avrà diritto di citare per danni l’inadempiente. E il burocrate responsabile ne dovrà rispondere, anche con la propria carriera e persino in solido nei casi più gravi.

Una regola siffatta renderebbe molto più difficile la corruzione, perché è da queste innumerevoli more senza limiti e controllo che traggono sussistenza, e ragion d’essere, migliaia e migliaia di casi di corruzione. Infatti, è dal bisogno del cittadino di ricevere quel pezzo di carta in tempo utile che nasce la spinta a “ungere ruote”, altrimenti inerti. E la vittima non può non cedere.

Questo è un esempio, non trascurabile, di come si potrebbe incidere efficacemente, e con effetti immediati, contro l’odioso fenomeno.

E’ sul versante della prevenzione che la Legge in fieri è carente. Come quando disincentiva il pentimento perché insiste sulla restituzione del maltolto da parte del corrotto. Questo si che spaventa il possibile pentito: se confesso perdo tutto. Eh no, allora sto zitto, chi me lo fa fare di parlare. Allora come suona la nuova legge? Più o meno, suona così: Cari corrotti, non posso più garantirvi l’impunità com’è stato sinora, ma se state accorti, tacete al telefono e badate alle cimici, continuate pure come prima. E Viva l’Italia!

RENZO MODIANO