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Cronache
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Di Fabio Frabetti

Ha denunciato i pericoli dell'esposizione all'amianto di chi come lui lavorava per il Consorzio Bonifica della Capitanata di Foggia tentando di far riconoscere i diritti di chi si è trovato esposto per anni a questo killer silenzioso e implacabile. Dopo essere stato messo in pensione anticipata qualcuno come ritorsione potrebbe avergli recapitato a casa una busta contenente probabili tracce di antrace. Luigi Lamedica è un ex dipendente del Consorzio e per qualche anno è stato anche nella rappresentanza sindacale interna. "In questo ente ha lavorato come operaio dal 1982 al 1993 a stretto contatto con l'amianto. Successivamente dal 1994 al 2005 facevo l'impiegato. Dopo essermi ribellato al mio datore di lavoro ed al sindacato ho subito dal 1995 varie forme di mobbing relazionate dalla Clinica del Lavoro di Milano e dall'Università La Sapienza di Roma. Il mio lavoro negli ultimi tempi era quello di stare in ufficio con una sedia e una scrivania, completamente isolato dagli altri. Mi veniva impedito di svolgere qualsiasi incarico. Ho iniziato così a a difendermi. Volevo fare causa all'Ente per mobbing: ho dovuto cambiare vari avvocati, più andavo avanti e più mi trovavo solo sia nel luogo di lavoro che nella vita privata".

LETTERA SOSPETTA - Luigi inizia anche una campagna di informazione tra i colleghi per divulgare i benefici ai fini pensionistici previsti dalla legge per i lavoratori esposti all'amianto. Per questa sua opera controcorrente viene rimosso dalla carica di rappresentante sindacale: a quanto pare lo stesso sindacato a cui apparteneva sembrava infastidito da questa forma di divulgazione. «Nel 2005 al termine di un iter conclusosi con il parere di una commissione medica che non ha tenuto conto del mobbing subito sono stato licenziato per inabilità al lavoro che svolgevo. Sono stato messo in pensione forzata. Tutto era stato preparato a tavolino. Ma non sarebbe questa la cosa più grave. Pochi mesi dopo il mio ex ente mi informa che doveva consegnarmi una lettera a mano. Si trattava di una comunicazione di scarsa importanza e non capivo questa insistenza nel volermela consegnare proprio a mano. Il giorno che suonarono a casa ad aprire la porta trovarono mio padre. Lo avvisarono che quella lettera doveva essere aperta solo da me. Mio padre si insospettì e decise di aprirla. Da quel giorno è stato malissimo di salute, si è salvato per miracolo: non riusciva a dormire, aveva un forte mal di stomaco e dispnea. Dopo alcuni giorni di ricovero in un ospedale della provincia di Foggia sembrava stesse meglio prima di un nuovo crollo: i medici mi avevano dato poche speranze. Non mi sono arreso e l'ho portato all'ospedale di Macerata: dopo due settimane in pneumologia l'hanno rimesso nelle condizioni di poter tornare a casa".

IL CORAGGIO DI DENUNCIARE - A questo punto scatta immediato il collegamento tra quell'improvviso malore e l'apertura della lettera: Luigi sospetta che contenesse antrace, anche se come vedremo, questa circostanza non verrà mai provata in ambito processuale: "Quale poteva essere il movente per inviarmi una lettera all'antrace? In un primo momento credevo che fosse più per il fatto di aver denunciato il mobbing subito. Qualcuno forse temeva di essere chiamato in causa per averci fatto lavorare fino al 1996 a stretto contatto con l'amianto, senza le adeguate protezioni. Togliendomi di mezzo in quel modo tutti potevano pensare che fossi morto per una malattia comune, come probabilmente è accaduto a tante altre persone". Lamedica dopo un anno si convince e trova il coraggio di denunciare. Il primo esposto alla direzione nazionale antimafia viene registrato come anonimo. Poi ne invia un secondo al Csm, all'allora ministro della giustizia Mastella ed alla direzione distrettuale antimafia di Bari. Tutto però finisce in una bolla di sapone: nel settembre del 2008 riceve la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero.

STRANE MORTI - Quando Luigi riesce ad ottenere il fascicolo delle indagini preliminari fa un'amara scoperta: "non c'era un verbale di indagine della polizia giudiziaria, le indagini erano state fatte solo contro ignoti, anche se il sottoscritto aveva fatto i nomi ed aveva chiesto di acquisire i tabulati telefonici come previsto dal codice di procedura penale. Faccio fatica anche a trovare avvocati che vogliano assistermi. Riesco comunque da solo a presentare opposizione all'archiviazione: il 27 novembre del 2008 viene fissata l'udienza in camera di Consiglio. Volevo essere presente, anche perché si trattava di un'udienza in contraddittorio ma avevo anche paura. Ho richiesto così di poter partecipare in modo protetto così come garantito anche dall'Unione Europea. Mi è stato negato e così non ho partecipato: non mi hanno permesso quindi di essere presente e di poter intervenire in aula. Nel febbraio del 2009 mi arriva la notifica dell'archiviazione della mia denuncia da parte del gip. Volevo andare in Cassazione per il primo e oppormi al secondo ma non ho trovato avvocati disponibili. Così mi sono rivolto al presidente della Repubblica, al Csm e al nuovo ministro della Giustizia Alfano. Chiedevo di poter avere un giusto processo, di vigilare sui comportamenti di gip e pm. Ho ricevuto però risposte non soddisfacenti dal mio punto vista». Luigi sospetta che altre persone abbiano provato a ribellarsi al sistema e che su di loro siano state usate armi bianche: «io ho potuto denunciare, altri non ci sono riusciti. Sono scomparsi in modo misterioso e forse qualche omicidio è stato fatto passare come una brutta malattia. Nel silenzio e nell'omertà di tanta altra gente. Se vogliamo vivere in un stato democratico, tutti dobbiamo dare un proprio contributo con la nostra testimonianza e la nostra lealtà. Voglio solo avere un giusto processo e ricevere finalmente giustizia".

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