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Lavoro/ La disoccupazione? Non è solo quella under 25

Egregi Signori

Sono una donna di 52 anni, e vi scrivo questa missiva perché noto con molto rammarico che, quando affrontate il problema della disoccupazione, rimarcate sempre quella giovanile. Vorrei farVi presente che, nel nostro Paese, ci sono persone che hanno superato la fascia di età che va dai 30 anni in su, si trovano disoccupate da parecchio tempo per cause a loro non attribuibili, ma per loro non c’è nemmeno un accenno al problema della disoccupazione! Sembra quasi che debbano sparire dalla circolazione, anche perché, per preconcetti assurdi e sbagliati, vengono ritenute “Non più riciclabili” perché “Vecchie per lavorare”. Tale stereotipo e purtroppo molto diffuso tra i titolari di aziende, i recruiters, le istituzioni, i sindacati, si può dire da tutti.

Affermo quanto suddetto perché, mio malgrado, io faccio parte di quella fascia di persone da ben 7 anni. Vi vorrei far presente che un disoccupato non più giovane come me, ha dei problemi ben più gravi di un giovane appena neodiplomato  o all’inizio della sua carriera, che può contare sulle entrate dei propri genitori fino a quando non sarà economicamente indipendente. Una persona disoccupata in età matura  deve pensare a sostenere i propri familiari ascendenti o discendenti che siano (in una famiglia ci possono essere sia i figli da mantenere, sia i genitori da curare), le spese che possono esserci in una casa (mutuo o affitto), le utenze, le tasse da pagare (che nonostante tutto vanno pagate se non si vuole andare incontro a spiacevoli problemi).
Come pensate che possano risolvere i loro problemi se non percepiscono uno stipendio?

Avete mai pensato di metterVi nei panni di una persona ultraquarantenne che non riesce a reinserirsi nel mercato del lavoro ed è costretta a vivere senza nemmeno lavoro o peggio un sussidio? Io ad esempio non sono sposata, vivo con i miei genitori ultraottantenni, e quando vedo quanti soldi escono in un mese per il vitto, le utenze, le tasse da pagare, non posso certo essere tranquilla. Ma oltre a questo, la cosa che fa più male di tutti sta proprio nel fatto di constatare che anche Voi non prendete mai o quasi mai in esame il discorso del precariato/disoccupazione in età matura. Ho sentito soltanto qualche accenno su questo argomento da due personaggi che fanno parte del mondo della Politica e delle Istituzioni (L’Onorevole Ichino e dalla sindacalista Susanna Camusso), ma tali accenni sono stati brutalmente smorzati, quasi non si volesse vedere questo problema che purtroppo esiste. Questo atteggiamento denuncia la chiara volontà di relegarci sempre di più ai margini della società, quasi come se noi fossimo visti non come “Risorse da reinvestire”, ma bensì come “Pattume da buttare”.

Ora io mi chiedo questo: è mai possibile che nessuno di Voi prenda in considerazione il problema della disoccupazione in età matura? Credete che, facendo finta di nulla tale problema sparisca? Assolutamente no! Cari Signori, l’otre sta per traboccare, e se Voi non volete che ci sia qualche sommossa dovete assolutamente fare qualcosa!

Tengo a precisarVi che i disoccupati in età matura sono numericamente ben superiori rispetto ai giovani: se si guardano i dati Istat e si prendono in considerazione anche i disoccupati scoraggiati, si può benissimo constatare che, per quanto riguarda i giovani, sono 800.000 persone in Italia, per quanto riguarda le persone dai 25 anni in su ed i disoccupati scoraggiati si arriva alla cifra di 3.500.000 persone! Una cifra grande quanto gli abitanti di 2 città metropolitane! Con questo non intendo rimarcare che il problema dei giovani disoccupati non vada risolto, ma se Voi cercate di analizzare attentamente il problema della disoccupazione globale potete costatare che quanto ho sopra descritto è veritiero ma soprattutto quanto sia più vasta la gravità di questo problema se riguarda le persone non più giovani.

Inoltre, tengo a puntualizzare che, il fatto stesso di considerare una persona in età matura “Non più riciclabile” nel mondo del lavoro, è un errore madornale: bisogna considerare che un over 40 ha una marcia in più rispetto al giovane nel campo del lavoro: l’esperienza. Questa, se valutata nei giusti parametri, viene vista come un fattore positivo sia nei riguardi delle aziende, sia nei riguardi dei candidati. Purtroppo invece tale aspetto non viene nemmeno preso in considerazione, e quando si vedono le inserzioni per le ricerche di candidati, si nota con rammarico che molte aziende vogliono persone giovani con esperienza (Un vero controsenso), anche mettendo i limiti di età! Questo è un altro atteggiamento scorretto ed oltretutto illegale, perché il limite di età va messo se si tratta di contratti di apprendistato. Per il resto c’è un Decreto Legge che vieta di mettere tale clausola; si tratta del DLGS 216/03 che vieta nel modo più assoluto la discriminazione per sesso, età, tendenze religiose, razza, negli annunci di lavoro, ma tale legge non viene mai rispettata perché comunque alle aziende “fa comodo” non riconoscere che esiste tale legge; così possono assumere persone giovani per sfruttarle quanto vogliono, magari pagandole “in nero” oppure pagandole pochissimo per poi rimetterle sul mercato del lavoro non appena finiscono il periodo di apprendistato.

Tengo inoltre a precisarVi che i giovani hanno già una forma contrattuale che li può agevolare: l’apprendistato. Ora io sono al corrente che anche per i disoccupati in età matura sono state promulgate delle forme contrattuali per agevolare il loro rientro nel mercato del lavoro (prima la legge Biagi e poi la riforma Fornero); perché non vengono nemmeno prese in considerazione? Bisogna per forza creare una disparità tra individui con un unico problema, cioè ci devono essere disoccupati di serie A e di serie B? Non lo trovo per nulla logico. Questo atteggiamento è già tipico nella maggior parte delle agenzie interinali, in quanto molto spesso, quando vedono che una persona non più giovane porta loro il CV lo prendono come se volessero per forza “fare un favore”, ma soprattutto se poi la stessa persona ha la fortuna di essere assunta in una loro azienda cliente, viene sempre vista come una lavoratrice di serie “B” per i motivi  descritti all’inizio di questa lettera.

Desidero inoltre esternare la mia lamentela per un altro fattore negativo: in una di queste sere, al telegiornale, Voi avete esposto questa frase “A settembre bisogna affrontare il problema dell’Iva, dell’Imu e degli esodati, della disoccupazione giovanile”. E noi disoccupati over 40? Il nostro problema quando mai lo affronterete? Volete costringerci ad agire con maniere più incisive ed invasive tipo sommosse? Se le cose vanno avanti di questo passo credo proprio che dovreste agire diversamente altrimenti penso che succederà quello che è successo in Grecia.
Quanto detto  è per farVi capire che operando in questa direzione non si può far altro che peggiorare, e che quindi è necessario prendere in seria considerazione anche il problema dei disoccupati over 40 con famiglia a carico.
 
Distinti saluti.
 
CAVALLARETTO ROBERTA