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Cronache
Ebola, guarita prima infermiera contagiata a Dallas. Primo caso a NY

Oms accelera vaccini, "milioni dosi entro fine del 2015" - L'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) spinge sull'acceleratore sulla creazione di vaccini contro l'ebola: test potrebbero iniziare in Africa occidentale gia' a dicembre, con 200mila dosi potenzialmente pronte per essere distribuite entro la meta' del 2015 e milioni disponibili entro la fine del prossimo anno. Due vaccini, quello della GlaxoSmithKline e della NewLink Genetics, sono gia' alla fase della sperimentazione umana mentre per altri cinque, i test clinici inizieranno il prossimo anno. "E' stato fatto tutto per far partire test nei Paesi colpiti gia' a dicembre", ha affermato Marie-Paule Kieny, vice direttore generale dell'Oms, aggiungendo che "prima della fine della prima meta' del 2015 potremmo avere a disposizione alcune centinaia di migliaia di dosi, potrebbero essere 200mila, potrebbero essere di piu' o di meno". Le case farmaceutiche che stanno sviluppando "tutti questi vaccini - ha aggiunto - si stanno impegnando ad aumentare la capacita' di produzione perche' siano disponibili milioni di dosi entro il 2015". Tra i cinque vaccini che entreranno nella fase della sperimentazione nei primi mesi del 2015, c'e' anche quello della Johnson & Johnson, che dovrebbe dare il via ai test a gennaio.

Medici, guarita prima infermiera contagiata a Dallas - E' guarita Nina Pham, la prima infermiera di Dallas ad aver contratto il virus ebola curando il 'paziente zero' degli Stati Uniti. Lo hanno riferito fonti mediche americane del National Institutes of Health di Bethesda, nel Maryland, dove la 26enne e' stata trasferita il 16 ottobre. La donna sara' dimessa in giornata. Anche la seconda infermiera ad esser stata contagiata, Amber Vinson, e' guarita, come ha fatto sapere la famiglia all'inizio della settimana.

Primo caso di ebola a New York - Un medico, tornato recentemente dalla Guinea, e' risultato positivo al test. L'uomo di 33 anni, Craig Spencer, e' stato ricoverato in isolamento al Bellevue Hospital Center. Il medico era arrivato dall'Africa occidentrale all'aeroporto Jfk lo scorso 17 ottobre, dopo aver fatto scalo in Europa. Spencer, in Guinea per Medici Senza Frontiere dove ha curato persone affette dalla malattia, e' stato ricercatore in medicina d'urgenza internazionale per oltre tre anni alla Columbia University e lavorava al New York Presbyterian Hospital.

L'uomo ha monitorato la febbre per due volte al giorno e ha notato ieri i primi sintomi: il giorno prima aveva preso due metropolitane per Brooklyn, dove era andato a giocare a bowling. Il club di Williamsburg e' stato chiuso per precauzione. Le autorita' sanitarie di New York stanno ricostruendo i suoi movimenti per individuare le persone che potrebbero aver avuto un contatto con l'uomo, ma hanno sottolineato che non vi e' alcun allarme. La fidanzata e due amici di Spencer stanno bene e sono stati messi in quarantena per precauzione, ha spiegato il commissario alla Salute di New York, Mary Bassett. Una quarta persona, autista di un noleggio con conducente che ha trasportato l'uomo nella sua auto non ha avuto un contatto fisico e non e' considerato a rischio. Mercoledi' scorso, oltre ad aver preso la metro per Brooklyn, secondo le prime ricostruzioni, il medico avrebbe visitato anche l'High Line, il celebre parco sopraelevato nel quartiere di Chelsea, a Manhattan, e sarebbe andato in un ristorante. L'uomo comunque non mostrava ancora i sintomi della malattia, come febbre, diarrea, vomito ed emorragie, e quindi non era contagioso. "E' estremamente improbabile, c'e' una probabilita' vicina allo zero che possano esserci problemi per il fatto che abbia preso la metro", ha sottolineato Bassett. Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha spiegato che non ci sono ragioni per i newyorkesi per essere allarmati, ebola e' una malattia estremamente difficile da contrarre", ha spiegato.

Esperti, senza maggiori sforzi epidemia rischia esplodere - Se non aumenta subito e in modo sostanziale l'impegno internazionale, l'epidemia di Ebola, che sta gia' devastando le aree dell'Africa occidentale, peggiorera' nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. A lanciare l'allarme un team di sette scienziati provenienti dalle Schools of Public Health and Medicine di Yale e dal ministero della Salute della Liberia in uno studio pubblicato sulla rivista Lancet Infectious Diseases. Gli scienziati hanno sviluppato un modello matematico di trasmissione della malattia virale e lo hanno applicato alla contea piu' popolosa della Liberia, Montserrado, area gia' duramente colpita. In questo modo gli studiosi hanno stimato che se l'epidemia dovesse continuare il suo corso attuale, entro il 15 dicembre ci saranno decine di migliaia di nuovi casi di Ebola e di conseguenza piu' morti. In particolare, entro quella data questo modello matematico stima ben 170.996 casi totali di malattia riportati e non - che rappresentano il 12 per cento della popolazione complessiva che e' pari a 1,38 milioni di persone - e 90.122 morti solo nella contea di Montserrado. Secondo i ricercatori, gran parte di questa sofferenza - all'incirca 97.940 casi di malattia - potrebbe essere evitata se la comunita' internazionale decidera' di intensificare subito, cioe' entro il 30 ottobre, i propri sforzi. Tra le misure necessarie rientrano un aumento dei posti-letto nei centri di trattamento e la distribuzione di kit di protezione alle famiglie dei pazienti in attesa di ricovero. Se queste misure venissero messe in campo ancora prima, entro il 15 ottobre, secondo il modello potrebbero essere evitati 137.432 casi a Montserrado. In caso contrario, cioe' con un ritardo che sposta l'intensificazione degli sforzi al 15 novembre si eviterebbero soltanto 53.957 casi. "L'attuale strategia sanitaria globale e' del tutto inadeguata per fermare l'attuale epidemia di Ebola", ha sottolineato Frederick Altice, uno degli autori dello studio.

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