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Cronache
Ebola, emergenza in Sierra Leone. "Per l'Italia rischio remoto"

La Sierra Leone ha dichiarato lo stato di emergenza del Paese per il pericolo di diffusione di Ebola. Lo ha reso noto il presidente Ernest Bai Koroma che ha anche cancellato il suo viaggio al vertice Usa-Africa che si terra' il 4 e 6 agosto a Washington. "Sfide straordinarie richiedono misure straordinarie - ha detto il presidente in un messaggio tv - quindi proclamo lo stato di emergenza pubblica in modo da riuscire a far fronte meglio all'emergenza ebola". Ieri la Liberia ha delineato un piano di azione contro l'ebola che prevede la chiusura delle scuole e la quarantena per il personale medico. Mentre 340 volontari Usa dei Peace Corps in Sierra Leone, Liberia e Guinea, i tre paesi piu' colpiti dalla malattia, hanno lascito la regione.

Intanto,  l'Organizzazione mondiale della Sanita' ha fatto sapere che sono in tutto 729 i casi di morti di ebola. Negli ultimi quattro giorni si sono registrati 57 casi di morte. I casi di persone che hanno contratto il virus sono 1300.

Poche, quasi nulle, le possibilita' che il virus Ebola sbarchi in Italia dall'Africa occidentale, dove ha causato gia' oltre 700 vittime. Lo assicura il ministero della Salute, spiegando che "il nostro Paese e' attrezzato per valutare e individuare ogni eventuale rischio di importazione della malattia e contenerne la diffusione e che l'OMS e il Centro Europeo Controllo Malattie dell'Unione Europea non raccomandano a tutt'oggi misure di restrizione di viaggi e movimenti internazionali in relazione all'epidemia di Ebola in Africa occidentale". Secondo la nota informativa del ministero, c'e' solo un "rischio remoto di importazione dell'infezione", tanto piu' che "l'Italia, a differenza di altri Paesi Europei, non ha collegamenti aerei diretti con i Paesi affetti e che altri paesi europei stanno implementando misure di sorveglianza negli aeroporti".

Il Ministero della Salute italiano, si ricorda nella nota, "ha dato per tempo, e continua ad aggiornare in tempo reale, disposizioni per il rafforzamento delle misure di sorveglianza nei punti di ingresso internazionali (porti e aeroporti presidiati dagli Uffici di Sanita' Marittima, Aerea e di Frontiera - USMAF) e sono state date indicazioni affinche' il rilascio della libera pratica sanitaria alle navi che nei 21 giorni precedenti abbiano toccato uno dei porti dei Paesi colpiti avvenga solo dopo verifica, da parte dell'USMAF, della situazione sanitaria a bordo". Quanto agli aerei, "e' stata richiamata la necessita' della immediata segnalazione di casi sospetti a bordo per consentire il dirottamento dell'aereo su uno degli aeroporti sanitari italiani designati ai sensi del Regolamento Sanitario Internazionale 2005". Riguardo le condizioni degli immigrati irregolari provenienti dalle coste africane via mare, "la durata di questi viaggi fa si' che persone che si fossero eventualmente imbarcate mentre la malattia era in incubazione manifesterebbero i sintomi durante la navigazione e sarebbero, a prescindere dalla provenienza, valutati per lo stato sanitario prima dello sbarco, come sta avvenendo attraverso l'operazione Mare Nostrum". Il ministero ribadisce infine "che il rischio di infezione per i turisti, i viaggiatori in genere ed i residenti nelle zone colpite, e' considerato molto basso se si seguono alcune precauzioni elementari quali, ad esempio, evitare il contatto con malati e/o i loro fluidi corporei ed evitare il contatto con i corpi e/o fluidi corporei di pazienti deceduti, oltre alle altre semplici e generiche precauzioni sempre consigliate in caso di viaggi in Africa Sub-sahariana: evitare contatti stretti con animali selvatici vivi o morti, evitare di consumare carne di animali selvatici, lavare e sbucciare frutta e verdura prima del consumo, lavarsi frequentemente le mani".
 

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