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Cronache

 

pietro orlandi papa francesco

Gli specialisti hanno analizzato le centinaia di cassette contenenti ossa e frammenti ossei conservate nella cripta in cui riposava il boss Renatino De Pedis. Dopo 17 mesi è arrivato il responso: nella chiesa di Sant'Apollinare a Roma, non ci sono resti né altre tracce riconducibili a Emanuela Orlandi. Anche questa volta le speranze di mettere fine a uno dei più grandi misteri italiani si è fermato davanti all'evidenza delle prove.

 

Le indagini, ora, ripartono da questa certezza e dall'attesa sulla probabile richiesta di rinvio a giudizio di Marco Fassoni Accetti, il superteste che si è autoaccusato di essere uno dei telefonisti (l'"Amerikano") e che ha fatto ritrovare poco tempo fa un flauto simile a quello usato da Emanuela risulta indagato per sequestro aggravato dalla morte dell'ostaggio.  Ma ora, le novità che arrivano da Sant’Apollinare cambiano ancora una volta le carte in tavola. E si riparte con i sospetti e le congetture. Riprende vita la pista internazionale, con il solito coinvolgimento dei servizi segreti occidentali, dell'Est europeo e la partecipazione del sempre verde Ali Agca.

LA TESTIMONIANZA DI MARCO FASSONI ACCETTI

 

Ci sono trent'anni di misteri, centinaia di verbali di udienze e cassetti polverosi in cui candenzialmente vengono alla luce nuove prove del sequestro di una ragazzina di 15 anni sparita nel nulla dopo essere uscita dalla scuola di musica. Sul caso di Emanuela Orlandi si sono scritte pagine di storia, ma le ultime rivelazioni che giungono proprio alla vigilia dell'anniversario della scomparsa della cittadina vaticana aprono scenari inediti.


“Lo Stato Vaticano è completamente estraneo nei suoi vertici”. Ad affermarlo ai microfoni di Roma Uno è Marco Fassoni Accetti, l'uomo che nei mesi passati si è autoaccusato di aver preso parte al sequestro facendo parte di un “nucleo di controspionaggio” capace di condizionare i vertici d'Oltretevere. “Del nostro gruppo  - afferma intervenendo alla trasmissione Metropolis condotta da Valentina Renzopaoli - facevano parte laici e pochissimi ecclesiastici che facevano pressioni per influenzare la politica dell’allora Consiglio degli Affari Pubblici della Chiesa. In questa attività eravamo supportati non da agenti ma da fiancheggiatori, in particolare di soli due membri della Stasi operativi su Roma, di cui una ragazza”.

Degli agenti dell'organizzazione di spionaggio della Germania Est avrebbe fatto parte una “donna giovane, bionda, il cui nome in codice sarebbe Ulrike“ - continua Accetti - Io sono pentito di quello che ho fatto. All’epoca ero un’altra persona, oggi non rifarai le stesse cose”. Il sequestro di Emanuela, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia sarebbe quindi maturato nell'ambito degli affari Vaticani con l'Est europa. Accetti ha spiegato anche le modalità con cui sarebbe avvenuto il sequestro: “fatto con tecniche diverse, attraverso l’inganno, in modo da far credere a Emanuela che il padre fosse sotto ricatto perché, per certi comportamenti nei quali era assolutamente estraneo e innocente, aveva indirettamente potuto collaborare con i fatti dell’attentato”.

Luce anche sul legame con la sparizione di Mirella Gregori, una ragazzina coetanea di Emanuela sparita anche lei nel nulla poco più di un mese prima, dopo essere uscita dalla sua casa di via Nomentana per incontrare alcuni amici a Porta Pia. Un doppio sequestro frutto della stesso ricatto che ha visto coinvolte anche alcune altre conoscenti delle due ragazze scomparse. “C’era una compagna di scuola di Mirella Gregori, un’amica della Gregori, una compagna del convitto di Emanuela Orlandi e altre due amiche dell’Orlandi – dichiara Fassoni Accetti - in tutto cinque o sei ragazze coinvolte”.
In questa inchiesta infinita, gli inquirenti si trovano ad aver a che fare con una marea di dettagli e moventi verosimili come mai prima di ora. Nell'attesa che verità e giustizia facciano il loro corso il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, ha rivolto un appello al Santo Padre affinché partecipi alla fiaccolata di preghiera che sabato sera partirà dalla chiesa di Sant'Apollinare per concludersi in Piazza San Pietro. Una marcia silenziosa per “riportare Emanuela a casa”.
 

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