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Embrioni morti, coppia risarcita

Una lesione del “diritto al concepimento” con un “grave colpo psicologico ed una forte sofferenza dell’anima, dolore non meramente temporaneo, alimentato dal permanente dubbio circa la possibile realizzazione della loro speranza nell’occasione”.

Queste le motivazioni con cui il giudice Gabriella Migliaccio della quinta sezione civile del tribunale ha condannato nei giorni scorsi l’ospedale Fatebenefratelli e Oftalmico, da cui dipende il Macedonio Melloni di Milano a risarcire con 65mila euro marito e moglie che nel 2007 si erano rivolti al Centro sterilità presidio ospedaliero Macedonio Melloni per la fecondazione assistita, ma i cui embrioni erano morti in seguito a un cortocircuito la notte precedente l’impianto in utero.

I due coniugi, oggi di 50 e 37 anni, avevano poi inunciato ad avere figli. La condanna prevedeva il pagamento, a titolo di risarcimento danni, della somma di 35.223,65 euro in favore” della moglie” che, si legge nelle motivazioni è stata “di certo più direttamente coinvolta, fisicamente e psicologicamente”, e “della somma di 30mila euro in favore del marito”. “Data l’assoluta novià della fattispecie e la difficolà di ricercare criteri applicabili in via analogica, ci siamo mossi sul presupposto che l’embrione è una forma di vita – spiega l’avvocato della coppia, Susanna Zimmaro – , seppur nel suo stato primigenio e dell’esistenza di una aspettativa riconoscibile dall’Ordinamento sia dell’embrione che dei genitori, connessa con uno sviluppo fino a divenire una vita”.