Negli anni ‘60, esattamente in California, è stato per la prima volta isolato e non ha mai destato grandi preoccupazioni: è simile al virus della polio, ma anche a quelli che provocano normali raffreddori e fino ad oggi nessuno aveva mai pensato che potesse causare più di qualche sintomo respiratorio. Invece il virus EV-D68 adesso è nel mirino degli scienziati d’oltreoceano: nel 2014 per la prima volta ha contagiato oltre mille persone negli Stati Uniti, ma soprattutto si teme possa essere responsabile di una misteriosa paralisi flaccida acuta che ha colpito oltre cento fra bambini e ragazzi, da agosto a oggi. Uno studio da poco pubblicato sulla rivista The Lancet rafforza i sospetti: il virus si troverebbe nei campioni nasali di vari casi individuati dagli autori.
La ricerca è stata condotta da Kevin Messacar dell’ospedale di Aurora, Colorado, su dodici bambini colpiti da questa strana paralisi per cui uno o più arti rimangono inerti. In concomitanza della più grande epidemia di EV-D68, finora un virus ben Usa poco diffuso negli Stati Uniti, si sono infatti registrati numerosi casi di paralisi flaccida dopo infezione respiratoria: «Da quando la polio è stata eradicata, le paralisi flaccide acute nei bambini sono diventate inusuali – spiega Messacar –. Fra il primo agosto e il 31 ottobre 2014 abbiamo notato invece un gran numero di casi nel nostro ospedale, nel bel mezzo di un’ “epidemia” di infezioni respiratorie dovute a rinovirus ed enterovirus. Abbiamo perciò cercato di epidemia capire se vi fosse una correlazione fra l’infezione respiratoria e la paralisi, valutando dodici bambini arrivati in ospedale con debolezza muscolare a uno o più arti che avevano avuto sintomi respiratori nella settimana precedente al ricovero». Stando ai risultati, nel naso di otto bimbi è stato possibile rilevare un enterovirus e in cinque casi si trattava proprio di EV-D68.
Non è abbastanza per condannare il virus senza appello, però, perché non c’è la «pistola fumante»: nel liquido cerebrospinale dei dodici bambini, infatti, il virus non è stato ritrovato. Si tratta allora di una coincidenza? John Watson, un epidemiologo dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi (che da agosto paralisi infantili monitorano la vicenda e hanno pubblicato documenti per spiegare come difendersi dal virus), sostiene che la tempistica sia quantomeno “sospetta” e per questo le indagini sono tuttora in corso: in altri 41 casi di paralisi esaminati, otto pazienti sono risultati positivi a EV-D68 e altri 9 a virus correlati. I ricercatori stanno cercando di capire se l’assenza del virus nel liquido cerebrospinale sia spiegabile con una sua azione diretta sul sistema immunitario: in pratica, senza bisogno di entrare nel sistema nervoso EV-D68 potrebbe provocare un «deragliamento» della risposta immune tale da danneggiare i nervi. Resta il fatto che per il momento non esistono cure specifiche contro il virus, sebbene vi sia un farmaco che pare in grado di bloccare la replicazione nelle cellule umane: è allo studio in un laboratorio di virologia della Purdue University, nell’Indiana, ma per il momento si tratta di un prodotto sperimentale. Intanto, l’ultimo aggiornamento dei CDC segnala che dall’agosto scorso al 28 gennaio si sono verificati 111 casi di paralisi flaccida acuta correlabili al virus . Il mistero prosegue, i ricercatori indagano.
