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Esposito e Berlusconi: doppiopesismo?

Don Antonio Esposito frequentava un presunto mafioso. Non poteva sapere che il suo conoscente mafiasse. Perchè il Cav. condannato in quanto “non poteva non conoscere” la presunta frode fiscale sui diritti Mediaset?

Di Pietro Mancini

Il magistrato don Antonio Esposito frequentava e sentiva, spesso, al telefono l’avvocato Mario Nocito, in carcere per associazione mafiosa e corruzione, nell’ambito dell’inchiesta, che ha portato in cella anche il Sindaco di Scalea, don Pasquale Basile.

Ovviamente, la imbarazzante frequentazione, le “relazioni pericolose”- come le ha definite il “Corriere della Sera” – del Presidente della sezione feriale della Cassazione, che nell’agosto scorso ha condannato Berlusconi, non autorizza nessuno a sostenere che l’alto magistrato campano fosse consapevole della presunta mafiosità del legale o “concorrente esterno” della spietata cosca calabrese.

Ma, allora, perché il principio del “non poteva non conoscere” la presunta frode fiscale, nella vicenda dei diritti Mediaset, è stato, dallo stesso Esposito e dai suoi colleghi alti magistrati, ritenuto determinante, per la condanna, definitiva, del Presidente di Forza Italia?  Anche se, all’epoca, il Cavaliere guidava il governo del Paese e aveva lasciato al dottor Fedele Confalonieri la gestione  sua azienda. Si tratta di un caso di “doppiopesismo” politico-giudiziario ?