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La prima irruzione di aria artica della stagione è riuscita nell’intento di portare la prima abbondante nevicata su alcuni settori alpini mentre in pianura

sul Nord Italia, sono state le temperature minime di questa mattina (venerdì 11 ottobre), spesso ad una cifra e localmente anche inferiori ai 5 °C, a fare un po’ di notizia. Nulla di trascendentale, nell’era in cui si grida spesso “al lupo, al lupo” ad ogni fenomeno un po’ più intenso del normale, peraltro se si parla di un evento che può far parte di una dinamica atmosferica di quasi metà ottobre, ad un passo dal giro di boa dell’autunno meteorologico. D’altro canto, con un campo anticiclonico delle Azzorre a latitudini mediamente più settentrionali del solito in pieno Oceano Atlantico, c’era da aspettarsi che prima o poi questa figura di alta pressione andasse a bussare alle porte dell’Artico ed invitare così le masse d’aria là presenti a far visita anche a buona parte dell’Europa centro-occidentale. È successo con la discesa di una saccatura che è evoluta in goccia fredda e che è intenzionata ora ad insistere ancora in una posizione quasi stazionaria anche nei prossimi giorni.

Fino a quando? La configurazione attuale a scala sinottica è destinata a rimanere quasi invariata fino a metà mese (fig. 1), con la goccia fredda che molto probabilmente resterà parcheggiata tra Francia e Germania e, da questa posizione, continuerà ad inviare verso l’Italia impulsi di aria instabile che si manifesteranno con passaggi nuvolosi non particolarmente intensi ed associati a piogge sparse, specie al Centro-Nord. Essendo comunque interrotta l’alimentazione di aria artica, il vortice in quota vedrà ovviamente smorzare l’intensità dell’aria fredda contenuta al suo interno: ne conseguirà quindi un aumento della temperatura sul Nord Italia e di conseguenza si attenuerà, giorno dopo giorno, l’ampio divario presente nel campo termico con le regioni meridionali che intorno al 14-15 ottobre continueranno ad essere ancora esposte a correnti più calde nord africane e quindi a registrare temperature massime ancora estive. Affinché la situazione si sblocchi, bisognerà probabilmente aspettare la seconda parte della settimana: intorno al 16-17 ottobre, infatti, la spinta delle correnti atlantiche riuscirà ad inglobare la goccia fredda all’interno del flusso principale ed in questo modo quel che resterà della circolazione di aria artica sarà destinato a spostarsi verso levante, in seno ad una modesta saccatura che potrebbe transitare con il proprio asse proprio sulle regioni meridionali (fig. 2). Sarà questa l’occasione per vedere probabilmente un calo delle temperature, dell’ordine di 5-8 °C specie in quota, anche sul Sud Italia ed in particolare sul versante adriatico che, vista la forma della configurazione, dovrebbe essere più esposto anche al passaggio di una perturbazione. La situazione non dovrebbe però essere risolutiva, nel senso che la futura evoluzione del tempo non dovrebbe essere incline ad un calo delle altezze di geopotenziale a 500 hPa in area mediterranea che sia tale da garantire il passaggio a più basse latitudini delle correnti perturbate atlantiche: trovando infatti, in base alle proiezioni medie di ensemble, valori di tale livello isobarico intorno ai 5760 metri di quota, continuerà ad essere piuttosto evidente l’intenzione da parte della cintura anticiclonica subtropicale di essere pronta ad espandersi nuovamente verso nord, nel caso fosse incentivata a farlo.

Questo invito potrebbe essere accolto all’inizio della terza decade di ottobre, orientativamente tra il 19 ed il 23 del mese, quando la presenza di una saccatura sulle coste occidentali europee potrebbe permettere un nuovo aumento della pressione a tutte le quote proprio in area mediterranea: il nostro bacino potrebbe quindi tornare sotto l’azione dell’Anticiclone nord africano. Il flusso di aria subtropicale riporterebbe quindi le temperature al di sopra della media del periodo su tutta la nostra penisola, con scarti dalla norma anche di una certa intensità. Il flusso perturbato atlantico dovrebbe invece continuare a scorrere a più alte latitudini, snodandosi dalla Spagna al Mar Nero e lambendo, forse, il Nord Italia. La fase più fredda della norma, limitata peraltro a pochi giorni ed alle sole regioni settentrionali, potrebbe quindi rivelarsi una goccia nel mare di un’anomalia positiva che, complice l’assenza del flusso atlantico zonale in ingresso sul Mediterraneo, continuerà mediamente a caratterizzare la nostra scena meteorologica.

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