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Cronache
eva4Eva Polak

Di Fabio Frabetti

Ha denunciato autorità politiche e giudiziarie. Nonostante sia incensurata e non abbia commesso alcun atto da mettere in pericolo l'incolumità del prossimo, rischia di finire il resto della sua vita in un ospedale psichiatrico. E l'ultima volta che ha aggirato il divieto di avvicinarsi al palazzo di giustizia ha toccato con mano come questo drammatico epilogo possa essere molto vicino.

OCCUPAZIONE ABUSIVA -  Eva Polak è nata in Ungheria ma da oltre 30 anni risiede in Italia e si è laureata in economia e commercio presso l'università di Firenze. Dopo una separazione giudiziaria e nove anni di residenza, il comune di Montecatini Terme finalmente le venne incontro assegnandole un alloggio popolare allo stato grezzo di 45 metri quadrati, con l'accordo tacito che la donna avrebbe provveduto a renderlo abitabile anticipando le relative spese.  Nell'aprile del 1990 con apposita delibera venne stabilito che le spese sostenute per la ristrutturazione dell'immobile venissero scorporate dal canone di affitto, ancora da concordare. Un mese dopo le vennero consegnate le chiavi dell'abitazione. "Avevo regolarmente preso contatti con il geometra del comune ed effettuato in economia gli interventi necessari. Mi ci sono trasferita chiedendo all'amministrazione comunale la stipula del contratto come previsto dalla delibera di assegnazione dell'alloggio. In comune mi dissero di non preoccuparmi e di aspettare la convocazione per la firma, il tutto regolarmente documentato. Nel 2002 vengo citata in giudizio dal Comune e accusata di occupare abusivamente l'alloggio quando in realtà non mi hanno mai rilasciato il contratto d'affitto che mi avevano promesso".

LA TRAPPOLA - Con in mano quella delibera Eva aveva continuato a vivere in quella piccola abitazione in attesa di quel contratto che non le era mai stato fatto firmare. Questo ha generato una battaglia con il comune che pretende dalla signora tutti i canoni non versati, una somma che comprensiva degli interessi raggiungerebbe oggi vette esorbitanti.
Per difendersi da questo e da uno sfratto che potrebbe avvenire da un giorno all'altro la donna presenta una serie di denunce all'autorità giudiziaria che concentrano la sua attenzione non solo su quanto le era accaduto ma che abbracciano anche il sistema di gestione e di assegnazione delle cosiddette case popolari. Denunce che però non portano a nessun tangibile risultato, se non alla loro archiviazione. Anzi sarà proprio il mondo delle aule dei tribunali e delle procure a trascinarla in un abisso  che sembra senza fine. 


INFERMA DI MENTE - L'acquisto di un'automobile che poi si rivelerà truccato la schiaccerà del tutto.  Proprio questa successiva vicenda ha del grottesco e servirà da spunto per paralizzare ogni suo tentativo di ottenere giustizia sui procedimenti da lei intentati con le sue ripetute denunce, macchiandosi della "colpa" di essere palesemente recidiva nel portare in aula personalità di tutto spicco, nel qual caso una nota concessionaria automobilistica tra le più rinomate esistenti nel settore.
 Come se tutto questo non bastasse Eva si scontra per l'ennesima volta con il sistema giudiziario e burocratico per una truffa colossale perpetrata ai suoi danni da un amico che vantava il titolo di giudice tributario: un personaggio che millantava una laurea in realtà mai posseduta e invischiato in incredibili vicende giudiziarie dove era indagato per falsi rilasci di permessi di soggiorno a cittadini stranieri e traffico della prostituzione. Nonostante questi procedimenti quest'uomo non solo riuscirà ad uscire sostanzialmente indenne dalle accuse di Eva ma la sua difesa  riuscirà addirittura a farla dichiarare dal giudice incapace di intendere e di volere e bisognosa di un ricovero in ospedale psichiatrico, grazie alla relazione di un perito che non l'ha  mai visitata.

OFF LIMITS -  Le assidue visite in procura e alcune manifestazioni di protesta anche se mai sfociate nella violenza sono state sufficienti per indispettire gli organi chiamati a vigilare sulla sua persona. La donna è stata giudicata pericolosa e ora si deve difendere anche da una denuncia per  diffamazione senza neanche potersi recare in aula per fornire la propria versione a causa di un foglio di via che le impedisce di fatto di accedere al tribunale. Provvedimenti scaturiti anche da alcuni suoi gesti estremi nell'urlare quella che lei ritiene essere una continua ingiustizia ai suoi danni, come quella volta che dichiarò un giudice in arresto durante un'udienza. Ci fu anche una colluttazione con alcuni carabinieri che la trascinarono via e poi la ammanettarono. "Nonostante fossi incensurata, il questore nel 2009 ha emesso nei miei confronti un foglio di via da Pistoia impedendomi così di accedere di fatto nelle aule del tribunale dove ho in corso diverse cause, annullando in questa maniera il mio diritto alla difesa, tanto che non riesco nemmeno più a trovare un avvocato perché per qualche altro cavillo non mi viene concesso di ricorrere al gratuito patrocinio, nonostante viva in condizioni economiche sempre più disagiate". Per la giustizia italiana sembra dunque una pericolosa mitomane da non far avvicinare.

LEGATA E SEDATA - L'ultima volta che è riuscita ad accedere al palazzo di giustizia ha rischiato di essere internata solo perché chiedeva di rilasciare delle dichiarazioni spontanee. La reazione è stata molto dura: si è vista caricare con la forza su un'ambulanza, sedata e portata in un ospedale dove per puro caso è riuscita a guadagnarsi l'uscita, impedendo così un ricovero coatto con quelle assunzioni di farmaci a cui è allergica e che avrebbero potuto costarle anche la vita. Eva è molto provata e ricorda di essere stata spintonata giù di forza per le scale prima di essere stata legata ad una barella e perdere conoscenza a causa di una mascherina che le è stata messa sul naso, nonostante lei cercasse con tutte le sue forze di divincolarsi dalla presa degli infermieri: "Ho subito un vero e proprio tentativo di sequestro di persona con violenza fisica, psichica e verbale., probabilmente un tentativo di trattamento sanitario obbligatorio non portato fino in fondo. Ho chiesto al poliziotto di poter visionare l'ordinanza del sindaco e mi è stato risposto: "Ce la possiamo procurare in pochi minuti". Non è la prima volta che subisco questo genere di trattamenti disumani. Vogliono farmi passare per una squilibrata mentale rendendomi così innocua.  Sono sana, non fumo, non bevo caffè, sono astemia e non ho mai assunto alcun tipo di psicofarmaci né ho mai ricorso all'utilizzo di droghe. Mi trovo defraudata e delegittimata in tutto e vengo trattata come la peggior criminale. Sono stata condannata alla morte civile per reati che non ho mai commesso. Tutto questo per aver "pestato" ingenuamente i piedi a qualcuno. Chiedo giustizia e la pretendo".

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