La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il blocco dell’area a caldo dell’ex Ilva respingendo la richiesta di sospensiva di Acciaierie d’Italia. Due giorni fa la Corte si era riservata di decidere sulla richiesta di sospensione dell’esecutività del decreto che aveva disposto lo spegnimento dell’area a caldo dell’ex Ilva dopo un’udienza durata un paio d’ore. L’istanza era stata proposta da Acciaierie d’Italia e Ilva in Amministrazione Straordinaria. A luglio la Corte d’Appello diede 90 giorni per fermare l’area a caldo fino a che non fosse stato “rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti” e non venissero “adottate le misure necessarie per ricondurre l’emissione di polveri sottili entro limiti di sicurezza”.
“Non c’è più tempo da perdere”. Lo dicono Fim, Fiom e Uilm nazionali sull’ex Ilva. “Il Governo – affermano – ha chiesto due giorni di tempo per dare risposte al Piano Straordinario Nazionale di messa in sicurezza e rilancio dell’ex Ilva presentato da Fim, Fiom, Uilm lo scorso 4 agosto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. In queste ore più che mai, anche alla luce della riserva espressa dal tribunale di Milano, i lavoratori vogliono sapere cosa succederà loro, quale sarà il loro futuro”.
“Una cosa è certa: non accetteremo – dicono le sigle – che i lavoratori paghino le scelte sbagliate e le mancate scelte di politica e istituzioni. Negli stabilimenti del gruppo ex Ilva e dell’indotto si stanno svolgendo assemblee e confronti, tra i lavoratori ed i loro rappresentanti, dai quali emergono rabbia e preoccupazione. Governo e istituzioni usino proficuamente questo tempo per produrre proposte risolutive della vertenza. Ci aspettiamo dunque, nei tempi concordati, una nuova convocazione del Tavolo permanente presso Palazzo Chigi”, concludono i sindacati.


