Pare che l’infinita saga Faac sia arrivata al capitolo finale anche se le voci che arrivano da Bologna sono discordanti. Dopo due anni di trattative sotterranee, inchieste per estorsione e furti misteriosi, scontri feroci, manovre politiche e udienze in Tribunale, i parenti del defunto patron della multinazionale dei cancelli e la Curia, cui Michelangelo Manini aveva lasciato il suo immenso patrimonio stimato tra uno e 1,7 miliardi di euro, hanno finalmente trovato un accordo.
Una transazione che consegnerà nuovamente all’Arcidiocesi il 66% per cento delle azioni dell’azienda di Zola e tanti soldi tuttora immobilizzati nelle banche di mezza Italia, in cambio di “un’elargizione” di circa 70 milioni di euro ai sette parenti di Manini che hanno impugnato in Tribunale i testamenti pro Curia. Circa dieci milioni a testa per dire basta, praticamente la cifra prevista dall’accordo, poi saltato, di due anni fa. Nonostante le smentite di rito e i silenzi forzati, la trattativa, l’ennesima portata avanti in questi anni lontano dalle aule di Tribunale, è ormai in dirittura d’arrivo.
La firma sulla transazione è prevista per la prossima settimana. A quel punto i parenti presenteranno alla giudice Maria Fiammetta Squarzoni l’atto formale di rinuncia che libererà l’asse ereditario dal vincolo imposto col sequestro ottenuto dai parenti di Manini e manderà in soffitta la temuta causa civile. Curia e legittimi eredi hanno trattato fin dall’inizio di questa lunga vicenda. Del resto lo spettro di una causa infinita che avrebbe bloccato l’azienda per chissà quanti anni e lasciato a bocca asciutta i parenti ha giocato un ruolo determinante. Ma la vera svolta è arrivata con la richiesta d’archiviazione della denuncia per estorsione presentata dalla Curia in Procura, una mossa che aveva congelato qualsiasi tentativo di chiudere la vicenda con via Altabella che a quel punto non poteva più sedersi al tavolo con chi, potenzialmente, rischiava di finire a processo.
